C’è chi cancella post, messaggi e foto, c’è chi riguarda i contenuti per sembrare più professionale. Prima di un colloquio di lavoro i candidati rivedono i loro profili social per apparire più interessanti per i datori di lavoro ed eliminare tutto ciò che potrebbe rappresentare un ostacolo sulla via della nuova assunzione. Un’attenzione importante, visto che i datori di lavoro controllano i social e ne sono influenzati. Una ricerca realizzata dalla piattaforma di recruiting Indeed tra 500 candidati e 500 aziende, ha messo in luce che il 73% dei datori di lavoro sondati esamina i profili social dei candidati. Fin qui tutto nella norma, dato che i social sono fonte di informazioni.
L’influenza dei social sui datori di lavoro
La questione è però che al 70% dei datori di lavoro è capitato di avere deciso di non proseguire la selezione con un candidato sulla base dei contenuti pubblicati. Le ragioni? Quella più frequente riguarga la scarsa coerenza tra il curriculum inviato e il profilo social come dice il 41% dei datori di lavoro, e ancora di più, il 42%, parla di presenza di contenuti che trasferiscono una scarsa responsabilità civica o sociale della persona. Il 37% parla poi di comportamenti considerati poco professionali. Gianluca Bonacchi, talent strategy advisor di Indeed spiega che «ogni interazione e ogni condivisione sui social contribuisce a plasmare la reputazione digitale del candidato» e quindi il profil0 social diventa «una sorta di ’biglietto da visita’ sempre attivo, consultabile non solo da amici, ma anche da potenziali datori di lavoro, clienti o partner professionali. Gestire la propria presenza online con consapevolezza può avere un ruolo importante anche per aprire le porte a nuove opportunità lavorative».






