Pensate che l’uomo ideale di Zoe Saldana sia uno spilungone blu del regno di Avatar? Sbagliato. Per Neytiri, la principessa Na’vi del kolossal di James Cameron, l’uomo dei sogni è un artista, regista e produttore italiano, Marco Perego, originario di Salò. Marco e Zoe si sono conosciuti in aereo durante un volo per New York. Si sono sposati nel 2013, vivono nella California del Sud, portano il doppio cognome Perego-Saldaña e hanno tre figli: i gemelli dodicenni Cy Aridio e Bowie Ezio, e Zen, 9 anni. Marco tiene teneramente per mano Zoe mentre si avvia sul palco del Locarno Film Festival per ricevere dalla presidente Maja Hoffmann e dal direttore artistico Giona A. Nazzaro il Pardo speciale alla carriera. Lei, la star di Emilia Perez, per cui ha vinto Oscar e Palma d’oro, la Gamora del Marvel Cinematic Universe, sezione Guardiani della Galassia, e della serie di Paramount+ Lioness, ricorda che Marco è il regista e lei l’interprete del thriller The Absence of Eden (2024), «un film sorprendente e sottovalutato benché molto attuale». Parla delle sue origini portoricano-dominicane. Si dice «orgogliosa di essere una donna nera: americana ma figlia di immigrati. Però non voglio che mi scelgano per il mio colore della pelle».Pensa ai cambiamenti apportati alle leggi in materia nel 2016: «Mi ha sempre colpito il modo disumano con cui gli stranieri venivano trattati. Io sono figlia di immigrati. Mio marito è un immigrato europeo. Il problema ci tocca profondamente. Spero che i miei figli vivranno in un mondo diverso, senza zone grigie». Il tema dei diritti la coinvolge. Sostiene che «le donne hanno bisogno di più opportunità». Dice: «Amo le donne. Insieme siamo incredibili».Ricorda gli inizi della sua carriera da danzatrice classica: «Dicevano che avessi i piedi sbagliati. In realtà è una questione di arco plantare. Bisogna creare un ponte che regga il movimento. La danza disciplina la mente e il corpo. Tutto ruota intorno ai piedi. Ci dicevano che solo le ballerine russe hanno una predisposizione naturale. La danza può essere maestra, amica, terapia. Con la danza comunicavo quello che a parole non riuscivo a esprimere». Confessa: «Fino ai trent’anni, il fatto di avere smesso l’ho vissuto come un fallimento». La sua vita non segue un piano stabilito. «Mi sento un’artista che vuole connettersi con altri esseri umani. E a questo punto della carriera penso di avere abbastanza esperienza per interpretare anche super donne». Ha il primato di aver recitato nel maggior numero di film campioni d’incassi. «Almeno finché Scarlett Johansson non me lo ruba», scherza. Dice che l’appuntamento con Cameron era fissato da quando, nella sua casa nel New Jersey, vide Terminator e avrebbe voluto essere al posto di Sarah Connor – Linda Hamilton, eroina anti-cyborg. «James è illuminante, stimolante. Avatar è il suo contributo per migliorare il Pianeta». Ha un sogno: diventare regista. «Ho già scelto la storia: parla di una coppia afroamericana del Dopoguerra, con una “lei” che ignora se il marito è gay o eterosessuale». Spiega: «In passato pensavo che solo il cinema mi meritasse. Ora non più». Lo dice ricordando Lioness, serie tv in cui recita con Nicole Kidman. «Una buona storia può essere ovunque: in un bel film, in un testo dell’off Broadway, in un kolossal da piattaforma o in una serie». Zoe, lei conosce la felicità? «Nella vita arrivi a definire un percorso e preghi che sia quello giusto: se è così, puoi dirti davvero fortunato».