Storia di dignità, invisibilità e contraddizioni nella Vittoria che cammina sul filoNelle periferie di Vittoria, dove le serre si alternano ai casolari abbandonati e i rifiuti diventano parte del paesaggio, c’è una realtà che spesso non entra nelle cronache, se non quando esplode in risse, titoli, generalizzazioni. È la realtà che l’ambientalista Andrea Di Priolo, da anni impegnato nella difesa dei diritti umani, conosce bene. È lì che ha incontrato Abdel, nome di fantasia, uomo di origine araba, bracciante quando trova lavoro, sopravvissuto sempre.

Il primo incontro avviene in un vecchio casolare, uno di quelli che Di Priolo e altri volontari monitorano alla ricerca di discariche abusive. Dentro, invece dei soli rifiuti, trovano vite. “Non è possibile che qui ci dorma qualcuno”, aveva detto uno dei volontari. E invece sì: lì dormivano delle persone. Tra loro, Abdel.

Era malato, febbricitante. Gli portarono medicine, cibo, beni di prima necessità. Qualche settimana dopo, a Pasqua, Di Priolo tornò con dei dolci. Un pomeriggio semplice, fatto di auguri e di una normalità che spesso a queste persone non è concessa.

Abdel e la città che non è fatta per chi vede pocoAbdel è robusto, indossa camicie dai colori accesi e occhiali dalle lenti spesse. Vede pochissimo. Così poco che camminare sul marciapiede diventa un rischio: pali, cartelli, gradini, ostacoli, bambini che giocano. Per questo spesso sceglie la carreggiata, dove almeno le automobili — più grandi, più riconoscibili — gli permettono di orientarsi.