Se ne è andato proprio nel giorno del suo 85° compleanno, Giancarlo Ferretti, storico direttore sportivo di ciclismo, spentosi domenica all’ospedale di Lugo, dove era ricoverato da qualche settimana. Risiedeva nella piccola frazione lughese di San Bernardino, dove mercoledì 12 agosto avranno luogo i funerali, con partenza del feretro alle 9.45 dalla camera mortuaria dell’ospedale ‘Umberto I°’.

L’autocorteo raggiungerà San Bernardino, dove nella chiesa situata in via Stradone il parroco don Maurizio Ardini celebrerà le esequie. Al termine del rito religioso si proseguirà per il locale cimitero. Il ‘Sergente di ferro’ (così era soprannominato nel mondo delle due ruote), lascia la moglie Rosalba, i figli Federica e Davide e la sorella Aida.

Dalla mattinata del 10 agosto, quando la notizia della sua scomparsa ha cominciato a diffondersi, sia sui social che su tutti i principali organi di informazione nonché sui portali che si occupano di ciclismo è stato un continuo crescendo di messaggi di cordoglio e di affetto nei confronti dei famigliari, unitamente ad innumerevoli ricordi, testimonianze e aneddoti.

Nato a Lugo nel 1941, Ferretti si appassionò al ciclismo fin da giovanissimo e cominciò a correre nel 1959, inizialmente nella Società Sportiva Sanbernardinese, per poi approdare tra gli allievi nel Baracca Lugo, passando poi alla Rinascita di Ravenna e alla Vital di Fusignano. Nel 1962 fu convocato dalla Nazionale ciclistica italiana per disputare l campionato del mondo di Salò e il Tour de l'Avenir. Come professionista, dal 1963 al 1970, ha corso per la Legnano, la Sanson e la Salvarani, dove lo chiamò un altro gigante del ciclismo romagnolo, Luciano Pezzi. In quella squadra, Ferròn - il suo nomignolo - diventò il gregario di riferimento di Felice Gimondi. Nel corso della sua carriera, Giancarlo Ferretti ha sempre posto la squadra davanti a tutto. Una generosità, una fermezza e un’indole che si rivelarono particolarmente importanti anche nella fase successiva della sua carriera, quella da direttore sportivo.