Il sogno dell'economia digitale eterea e impalpabile come una nuvola sta per finire. O meglio, l'intelligenza artificiale sta riportando le economie mondiali a una competizione per il controllo di chi detiene la produzione pesante e le infrastrutture. Un po' come nella rivoluzione industriale: chi possiede le fabbriche vince. E così l'IA sta mettendo fine al sogno secondo cui i padroni del futuro sono i Paesi in grado di produrre app, idee e software. Al contrario, nel nuovo ordine mondiale dell'intelligenza artificiale, vince chi controlla le infrastrutture: data center, potenza di calcolo, produzione di chip capaci di gestire algoritmi complessi e soprattutto l'energia per farli funzionare. I modelli diventano elementi secondari, la parte emersa di un vulcano che si estende in profondità per chilometri.

IL MODELLO Questa idea è contenuta in almeno due notizie dell'ultima settimana: la cinese Moonshot ha dimostrato che il vantaggio americano negli algoritmi e nella produzione di modelli avanzati (e molto più costosi da allenare) non è più inattaccabile. Moonshot AI ha infatti presentato Kimi K3, un modello open-weight da 2.800 miliardi di parametri che, secondo i benchmark pubblicati e diverse analisi, compete con i migliori modelli occidentali in coding, ragionamento e agenti IA, a costi inferiori. Xi Jinping ha pronunciato un discorso sull'intelligenza artificiale lo stesso giorno del lancio, e ha presentato Pechino come sostenitrice di un approccio aperto alla tecnologia. «Lo sviluppo dell'IA non deve diventare il monopolio di un singolo paese», ha detto il leader cinese, promettendo collaborazione con altri partner. L'arrivo di Kimi K3, dopo la scossa provocata nel gennaio del 2025 dalla pubblicazione del modello di DeepSeek (altra startup IA cinese), ha spinto per la seconda volta i titoli IA e dei semiconduttori verso il basso su tutte le borse mondiali. Il Nasdaq ha perso circa l'1%, dopo che gli investitori hanno venduto le azioni delle aziende Usa che producono semiconduttori per l'IA, tra cui Nvidia e Intel. All'opposto, un'azienda ormai da molti considerata sulla via del tramonto come Apple è tornata prima per capitalizzazione (nella nuova economia si pesano i device non i software). L'ACCORDO C'è poi una seconda notizia che invece coinvolge Meta, azienda che come altri colossi tech americani si sta spostando sulla produzione di infrastrutture per l'IA e non solo sullo sviluppo di social network. Il gruppo di Mark Zuckerberg starebbe trattando per vendere capacità di calcolo ad Anthropic: ci sarebbe un accordo da 10 miliardi di dollari per fornirle infrastrutture, in previsione dell'espansione che potrebbe arrivare dopo la quotazione a Wall Street attesa questo autunno. Data center, GPU, energia e potenza di elaborazione non sono soltanto merce rara e ricercatissima dai nuovi giganti dell'IA, ma anche la nuova materia prima. Sono le fabbriche dell'intelligenza artificiale che SpaceX, Alphabet, Amazon, Microsoft e Apple stanno cercando di costruire senza sosta per non rischiare di venire cancellate da questo cambiamento. Dall'altra parte c'è appunto la Cina, che ha stanziato 295 miliardi di dollari di fondi statali per sviluppare i centri cloud. L'Europa, invece, è in ritardo.Un editoriale firmato da Lucy Yu, Ceo del Center for Net Zero, e pubblicato a maggio dal blog del World Economic Forum segnala che l'Unione continua ad avere problemi nella produzione di energia e nella creazione di infrastrutture IA, rischiando così di perdere la battaglia contro Cina e Stati Uniti. Infine la costruzione delle nuove fabbriche dell'IA non sarà un passaggio indolore. Kate Crawford lo spiega in Atlas of AI: l'intelligenza artificiale, scrive l'autrice, non è «né artificiale né intelligente», perché dipende da risorse naturali, manodopera a basso costo (in futuro saranno con buone probabilità robot) e infrastrutture fisiche nascoste dietro l'interfaccia che milioni di persone usano ogni giorno. I data center, in particolare, consumano acqua ed energia che entrano in competizione diretta con le comunità locali, e stanno occupando aree rurali, boschi e terreni agricoli in tutto il mondo, un aspetto di cui le aziende tech parlano raramente nelle loro comunicazioni pubbliche. Un sondaggio di Politico e Public First condotto a luglio mostra che l'opposizione ai data center resta trasversale tra i due partiti, ma sta crescendo più rapidamente tra i democratici che tra i repubblicani.