L'imprenditore è accusato di essere il mandante. Contestato ancora il metodo mafioso e chiesto l'arresto di Tavares. Il video delle forze dell'ordine a Monteverde
Valter Lavitola, il sessantenne imprenditore napoletano gestore del Cefalù Bistrot di Roma è stato arrestato poco fa nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre dell’anno scorso a Pomezia, vicino Roma, di cui Lavitola, peraltro amico personale di Ranucci, sarebbe il mandante. Per quell’azione sono già in carcere dal 30 giugno quattro persone legate alla malavita campana, che secondo gli inquirenti sarebbero gli esecutori materiali dell’attentato. I quattro sarebbero stati reclutati da Clelio Gomez Tavares, considerato vicinissimo a Lavitola e attualmente in Camerun. Era stato proprio Lavitola, poche settimane fa, a dire: «Alla fine di questa storia sono sicuro al cento per cento che finirò in carcere. Una cosa certa è che rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido».
L’inchiesta
Lavitola era indagato insieme al cittadino camerunense e ad altre quattro persone: Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Una quinta persona è indagata a piede libero. Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Roma nell’ambito dell’indagine della Procura – coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi – in cui si contesta anche il metodo mafioso. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo.










