Valter Lavitola, l’imprenditore accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma.

Valter Lavitola è stato arrestato: l'imprenditore, accusato di essere il mandante dell'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, è stato portato in carcere questa mattina dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma. A Lavitola è contestato anche il metodo mafioso. La procura ha disposto l'arresto anche per Gomes Clesio Tavares, ritenuto l'intermediario tra Lavitola e i quattro esecutori materiali di Avella. Tavares, tuttofare di Lavitola, attualmente si trova in Africa: è partito dopo l'attentato e da allora non ha più fatto ritorno. Al momento, è libero in Camerun, e non sembra aver intenzione di voler tornare spontaneamente.

La pista che punta a Lavitola e Tavares L'arresto di Valter Lavitola era nell'aria da oltre un mese: il 4 luglio la sua abitazione era stata perquisita dopo che gli investigatori avevano trovato nel telefono degli arrestati elementi che hanno portato all'uomo. Convocato in procura l'8 luglio, si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo comunque dichiarazioni spontanee e dicendo di non avere nulla a che vedere con l'attentato. Le prove in mano agli inquirenti sarebbero molto solide: Lavitola avrebbe fatto un sopralluogo con Tavares davanti l'abitazione di Ranucci proprio nei giorni prima dell'attentato, e il suo tuttofare era in costante contatto con quelli che sono stati individuati come gli esecutori materiali. Accuse che, come detto, Lavitola ha sempre respinto al mittente. L'arresto degli esecutori materiali L'indagine per la bomba messa davanti l'abitazione di Pomezia di Ranucci ha già portato in carcere, oltre a Lavitola, quattro persone: si tratta di Pellegrino D'Avino, Marika De Filippis, Saverio Mutone e Antonio Passariello. Sono accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Il loro arresto è avvenuto dopo mesi di indagini serrate da parte dei carabinieri, che sono arrivati ai quattro dopo settimane di analisi di video, tabulati telefonici, escussioni di testimoni e appostamenti. Indagini che si sono svolte nel riserbo più assoluto per non compromettere la delicatezza dell'operazione.