Gli psichedelici si avvicinano alla maturità. Negli Stati Uniti i principali attori iniziano a muoversi, e la strada verso il mercato resta aperta

Per anni la medicina psichedelica è rimasta soprattutto una promessa. Oggi il quadro comincia a cambiare: i programmi clinici arrivano alle fasi più avanzate, la Food and drug administration ha chiarito le proprie aspettative regolatorie e anche le grandi aziende farmaceutiche iniziano a muoversi. Il segnale più evidente è arrivato da Eli Lilly, che poche settimane fa ha annunciato un accordo per l’acquisizione di AtaiBeckley per un valore potenziale fino a 3,8 miliardi di dollari. Nel portafoglio della società c’è Bpl-003, un derivato sintetico della 5-Meo-Dmt sviluppato anche per la depressione resistente al trattamento. E, se è ancora presto per parlare di una corsa delle Big Pharma, l’operazione mostra quanto sia cresciuta l’attenzione verso il settore.

Tra entusiasmo e ostacoli

Graig Suvannavejh, managing director e analista biotech e biopharma di Mizuho Securities, ha descritto a BioSpace il clima attuale come una fase di “entusiasmo razionale”, sostenuto dall’accumularsi delle evidenze cliniche e da un contesto politico sempre più favorevole. Gli ostacoli restano importanti. Fra questi, uno dei più noti è il functional unblinding: gli effetti delle sostanze possono rendere facilmente intuibile a pazienti e sperimentatori chi abbia ricevuto il trattamento, complicando l’interpretazione dei risultati. Il rigetto nel 2024 della terapia assistita con Mdma di Lykos Therapeutics ha mostrato quanto la Fda sia attenta alla solidità metodologica e alla sicurezza. La guidance definitiva pubblicata dall’agenzia a luglio prova ora a dare alle aziende indicazioni più chiare su come affrontare questi problemi. Nel frattempo, anche il sostegno politico americano ha accelerato il percorso del settore.