La Commissione europea si sta già muovendo. Nell'ambito del programma Horizon Europe ha finanziato con 6,5 milioni di euro lo studio PsyPal, condotto da un consorzio di diciotto tra centri di ricerca e atenei di cui è capofila l'università olandese di Groninga. L'obiettivo dei ricercatori è verificare l'efficacia del trattamento con la psilocibina (il principio attivo dei funghetti allucinogeni) rispetto a vari disturbi mentali: dallo stress post traumatico alla depressione in pazienti con esigenze di cure palliative per gravi patologie come la Sla (sclerosi laterale amiotrofica) o la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Lo studio sta generando grandi aspettative. Perché la domanda è: davvero le sostanze psichedeliche potrebbero essere una nuova frontiera nella cura di molte malattie mentali? Comunemente conosciute come droghe, e quindi illegali e tabellate, in dosi terapeutiche e sempre associate a una psicoterapia potrebbero costituire una svolta?
Se lo è chiesto, l'anno scorso, anche l'Università di Trento, con il primo convegno in Italia dedicato al tema, promosso dal dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive. Convegno che ha infranto un tabù. Anche sulla scia dei tanti trial clinici realizzati all'estero. Trial che sembrano dimostrarne l'efficacia. Tanto che anche nel nostro Paese è nata da circa un anno una società scientifica specifica, la Simepsi, presieduta dallo psichiatra Mauro D'Alonzo: si occupa di formazione e ricerca sulla medicina psichedelica.






