Il caos attorno a Ranucci non si placa: il conduttore, così come la diretta interessata, la giornalista Giulia Innocenzi (foto), non rispondono nel merito ma continuano ad attaccare tramite i propri profili social. Tra gli altri temi scottanti che sta destando forti perplessità all’interno dell’opinione pubblica ma anche del mondo politico c’è il documento che la redazione ha stilato in cui immagina un «Report 2.0» che, prima di tutto, sia meno politicizzato. A dare eco alla notizia anche il Tg1 di Gianmarco Chiocci, che ha ripreso lo scoop de Il Giornale proprio sul potenziale conflitto di interessi tra il docufilm di Innocenzi e imprenditori vegani che avrebbero finanziato la pellicola poi comprata dalla Rai. Per questo motivo la squadra di Chiocci è stata «redarguita» dai due consiglieri d’amministrazione Rai Alessandro di Majo e Roberto Natale: «Pur di alimentare la campagna politica per la rimozione di Sigfrido Ranucci da “Report”, quella che un tempo era la testata istituzionale della Rai dedica nell’edizione delle 20 un servizio alle “indiscrezioni su un documento in cui la redazione chiede di affiancare il conduttore. La questione che poniamo non riguarda solo questa scelta editoriale, ma il criterio con cui vengono raccontate le vicende interne dell’azienda”», attaccano i due componenti del Cda Rai. Ma chi ha visto il lavoro del Tg1 sul caso Ranucci non può che notare come non ci sia mai stata una nota stonata: hanno seguito con attenzione gli sviluppi dell’inchiesta dando voce a tutti i protagonisti, a cominciare dal conduttore di Report. E, fanno sapere da Saxa Rubra, che non è in atto nessuna campagna politica, essendosi semplicemente attenuti ai fatti di cronaca. Per questo, sentendo alcune voci del Tg, non si può non riportare come la prima reazione sia stata quasi di ilarità, come se la consueta presa di posizione di Natale non fosse certo inaspettata. Anche perché il Tg1 e Il Giornale, gli unici ad aver scritto cosa fosse contenuto nel documento che di fatto indebolisce la leadership di Ranucci in modo netto, chiedendo una minore politicizzazione del prodotto, hanno verificato con i diretti interessati la realtà dei fatti, sentendo più versioni che corrispondevano però alla medesima narrazione. Tra i passaggi del dossier gli ex sodali del conduttore ritengono «un danno per la credibilità del programma partecipare a manifestazioni elettorali, di partito e promossi da soggetti politici oppure rilanciare sui propri canali dichiarazioni di politici».Ma il M5s non perde occasione per infilarsi nello scontro: «È in atto un killeraggio mediatico contro Report inaccettabile, la campagna parte da alcuni media sulla base di notizie già smentite e viene rilanciata in ciclostile da maggioranza e governo, con il ministro Urso che chiede persino l’attivazione del Comitato etico sulle fonti di Ranucci», dichiarano i componenti della Vigilanza Rai del partito di Giuseppe Conte. Tra cui c’è anche Dario Carotenuto che, come risulta dalle intercettazioni, parlava proprio con Ranucci delle inchieste e del possibile coinvolgimento di esponenti di Fratelli d’Italia, facendo il nome del deputato Gimmi Cangiano.In attesa dell’esito degli approfondimenti della commissione per il codice etico s’infiamma lo scontro politico. Dal fronte della maggioranza interviene il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Incredibile che Natale invochi la censura sul documento interno di Report che però mette a nudo la strategia di Ranucci contro il centrodestra.Per questo noi faremo una campagna per farlo conoscere e lo divulgheremo in tutti i modi possibili». Ma c’è di più, perché sembra proprio che il giorno prima dell’uscita del pezzo de Il Messaggero, in cui si faceva riferimento a un commissariamento di Ranucci, quest’ultimo abbia mandato una mail di fuoco a un gruppo di una decina di persone in cui fa capire di essere ancora lui il volto di Report così come un vicedirettore ad personam della Rai. Mala tempra currunt.