Ora arriva anche la minaccia del figlio di Sigfrido Ranucci, Giordano, che, rivolgendosi ai cronisti de Il Giornale dice che “State tranquilli che la merda che state sputando vi ricadrà ben presto in testa…”. E ancora: “Sono anni che non viviamo più, mia sorella è ancora sotto shock perché è una bomba è esplosa a 10 metri da lei e io mi devo sentire articoli di questo calibro su bossoli e proiettili… ma non c’è il limite allo schifo che fate. Vi ripeto… tutto questo vi tornerà indietro, dovessi combatterci tutta la vita. Vergogna”. Questo solo perché la nostra redazione ha seguito fin dall’inizio una vicenda dai contorni opachi, in cui si non comprende ancora la dinamica del rapporto tra Valter Lavitola, considerato l’unico mandante dell’attentato a Ranucci, e Ranucci stesso, che lo definisce ancora un amico fraterno nonostante le prove che portano al faccendiere e al suo factotum, Gomes Clesio Tavares, ora in Camerun.