Non una polemica, né una richiesta dettata dalla rabbia. Piuttosto, il tentativo di trasformare un dolore indicibile in una scelta capace di proteggere altre vite. La morte di Andrea Minasi, la pianista di 23 anni investita il 28 luglio mentre attraversava sulle strisce pedonali a Vibo Valentia e deceduta il 6 agosto nell’ospedale di Catanzaro, diventa il punto di partenza di una proposta rivolta all’intera città. A presentarla è la zia della giovane, Immacolata Corso, in una lettera indirizzata al sindaco Enzo Romeo e trasmessa anche alla Polizia locale, all’assessore competente, agli uffici comunali, al presidente del Consiglio e ai capigruppo. “La morte di Andrea non può e non deve diventare occasione di polemica. E, soprattutto, non deve essere strumentalizzata”, scrive Corso. Ma il rispetto per Andrea e per tutte le vittime della strada, aggiunge, impone a cittadini e istituzioni “una riflessione più profonda”.

“La sicurezza non può essere una risposta alla morte”

L’amministrazione comunale sta valutando alcuni interventi su viale Affaccio, tra cui l’introduzione del limite di 30 chilometri orari e ulteriori sistemi di rallentamento e protezione. Una volontà accolta positivamente dalla famiglia, che però chiede di andare oltre il luogo della tragedia. “Chiediamo che Vibo Valentia non aspetti un’altra vittima per rendere sicura un’altra strada”, afferma la zia di Andrea. “Perché la sicurezza stradale non può essere una risposta alla morte. Deve essere ciò che viene prima”. Il rischio, altrimenti, è quello di intervenire soltanto quando una tragedia si è già consumata. “Non possiamo continuare a domandarci, dopo ogni tragedia, cosa sarebbe stato possibile fare. Non possiamo continuare a intervenire soltanto nei luoghi nei quali qualcuno ha già perso la vita”. La richiesta è che la messa in sicurezza di viale Affaccio diventi il primo tassello di un progetto complessivo per Vibo Valentia, costruito attraverso dati, controlli, valutazioni tecniche e una ricognizione dell’intero territorio comunale.