In Italia anche in questa estate 2026 mare e laghi sono sempre più in sofferenza e vulnerabili. La conferma arriva dal bilancio finale di Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2026, le due campagne estive di Legambiente che ogni anno monitorano mare e bacini lacustri. Su 391 campionamenti effettuati dai volontari e dalle volontarie di Legambiente sulle acque marine e lacustri in 19 regioni, ben il 34% è risultato oltre i limiti di legge per inquinamento, ossia oltre 1 campione su 3. Un dato generale purtroppo in linea con quello dello scorso anno e che non registra miglioramenti. Trend negativo anche per i laghi, dove il 34% registrato nel 2026 è il peggiore degli ultimi 7 anni (dal 2020 al 2026). A pesare sullo stato di salute del mare e dei bacini lacustri sono in primis la maladepurazione, un problema diffuso nel Paese che conta ad oggi conta ancora - stando ai dati MASE su richiesta di accesso civico effettuato da Legambiente a luglio 2026 - 514 agglomerati urbani, corrispondenti a oltre 14 milioni di abitanti equivalenti, che scaricano in maniera non conforme, e la crisi climatica che rende il Mediterraneo sempre più caldo mentre i laghi vanno in secca.Domande di approfondimento generate da 24Ore AII datiI dati di dettaglio delle due Golette 2026 parlano chiaro: anche quest’anno foci di fiumi, canali, e torrenti che sfociano in mare o in lago, si confermano punti critici: su 188 foci campionate, oltre la metà, il 54%, è risultata inquinata o fortemente inquinata. Tra i punti cronici e della “vergogna” ci sono la foce del Musone, sulla costa adriatica delle Marche, risultato fortemente inquinato negli ultimi 6 anni, con unica eccezione nel 2024; e quello di Aci Trezza, in Sicilia in provincia di Catania, che risulta oltre i limiti dal 2020. Tra i bacini lacustri, esposto lo striscione “Che Vergogna”, sul Lago di Sabaudia, in provincia di Latina, con 3 prelievi su 3 risultati “fortemente inquinati”. Anche in aree lontane da foci o scarichi, la qualità delle acque non è delle migliori: il 15% dei campioni prelevati direttamente in mare o nelle acque lacustri, sono risultati oltre i limiti di legge con il 5% inquinati e il 10% fortemente inquinati. Preoccupa, inoltre, l’assenza di cartelli informativi alle foci dei fiumi: nel 70% delle foci monitorate nella sola campagna di Goletta Verde non sono stati trovati cartelli con divieto di balneazione.Crisi climatica e rifiutiAl tema dell’inquinamento e della maladepurazione, si affianca quello della crisi climatica che accentua da un lato la tropicalizzazione del Mediterraneo, l’arrivo delle specie aliene, l’erosione costiera, dall’altro lato porta i laghi in secca. Secondo i dati di Legambiente, negli ultimi sei anni dal 2020 al 2025 la media da maggio a settembre di ogni anno della temperatura della superficie del Mar Mediterraneo non è mai scesa sotto i 24°C. Nell’entroterra, invece, tra i laghi in maggior sofferenza a causa della siccità prolungata e delle alte temperature, ci sono il Lago di Iseo che ha perso in soli 42 giorni, dal 12 giugno al 24 luglio, più del 79% del volume invasato e il Lago Maggiore e di Como che ha perso il 76%. Altra grave minaccia l’abbandono dei rifiuti in mare, una piaga che non risparmia neanche i fondali marini. Ad esempio, a Polignano a Mare, a fine luglio Goletta Verde insieme ai sub locali e alla sua storica campagna “Puliamo il Mondo” ha recuperato sul fondale sabbioso circa 30 pneumatici abbandonati.Depurazione, PNACC ed eolico offshoreLo stato di salute del nostro mare e dei laghi sono la cartina tornasole delle grandi questioni irrisolte dell’Italia, come la maladepurazione che denunciamo ormai da 40 anni con Goletta Verde e da oltre 20 anni con Goletta dei Laghi. La fotografia scattata dal bilancio delle Golette conferma, in sintesi, l’urgenza di agire sulle cause all’origine, a partire dalla maladepurazione colmando anche i ritardi dell’Italia. Sulla Penisola, sottolinea Legambiente, pesano quattro procedure di infrazione in corso per il mancato rispetto della Direttiva europea sulle acque reflue urbane (91/271): fino ad oggi le prime due sono costate oltre 200 milioni di euro. In più, con la nuova Direttiva Acque Reflue (2024/3019), gli impianti del paese dovranno adattarsi ai nuovi requisiti, una spesa che è stata stimata tra i 645 milioni e 1,5 miliardi di euro solo per gli impianti di maggiori dimensioni.Impianti di depurazionePer questo per Legambiente è urgente avviare un efficientamento degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane stanziando maggiori risorse, lavorare sul collettamento degli scarichi non depurati e contrastare gli sversamenti illegali nelle acque superficiali. Proposte che l’associazione ambientalista rilancia oggi, insieme ad un piano nazionale per la depurazione chiedendo anche di rivedere la direttiva quadro sulla balneazione con attenzione ai punti dei monitoraggi, insieme ad un potenziamento delle campagne di informazione e di sensibilizzazione. Senza dimenticare che il contrasto alla crisi climatica passa anche dal mare e dai laghi attraverso più interventi di mitigazione e adattamento, a partire proprio dallo stanziamento delle risorse economiche necessarie per attuare il Piano Nazionale dei cambiamenti climatici (PNACC), la definizione di un Piano nazionale per l’adattamento specifico delle coste alla crisi climatica e la creazione di nuove aree protette marine e terrestri.
Legambiente: foce del Musone, Aci Trezza e Lago di Sabaudia le acque più inquinate d’Italia
Su 391 campionamenti effettuati dai volontari e dalle volontarie di Legambiente sulle acque marine e lacustri in 19 regioni, ben il 34% è risultato oltre i limiti di legge per inquinamento, ossia oltre 1 campione su 3













