Continua la guerra a Gianni Infantino da parte delle federazioni. Uefa, Concacaf e Afc si sono unite per scrivere una lettera contro il numero 1 della Fifa: «La leadership nel calcio non è un possesso – accusano –. Non si tratta di detenere - o pretendere - il potere. È un dovere di servizio verso la famiglia del calcio che glielo affida».

Se già la gestione dell’ultimo campionato mondiale non era stato apprezzato da tutti, a mettere definitivamente nei guai Infantino è arrivata dopo la proposta, poi ritirata, di cedere una quota dei diritti commerciali dei Mondiali a fondi di investimento privati, tra i quali quello del genero di Trump. «Quando la fiducia viene tradita con l'inganno – scrivono –, quando una sola persona si pone al di sopra della collettività che gli ha affidato un'autorità, quel dovere viene meno. Il calcio è la passione comune più grande del mondo. Non appartiene a nessun individuo e a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro». «Non si tratta neanche di mettere in discussione il sostegno che ogni federazione si è guadagnata – si legge nella lettera degli organi che governano il calcio in Europa, Asia, Nord e Centro America – nonostante le campagne allarmistiche rivolte ai nostri membri per suggerire il contrario. Né si tratta di riconsiderare l'espansione delle competizioni, l'assegnazione dei posti per la Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Tali decisioni sono state prese insieme e devono rimanere valide. Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l'integrità del calcio e l'integrità di coloro che sono stati eletti per guidarlo». E ancora: «Nella sua recente lettera ai vicepresidenti e alle 211 federazioni affiliate – ricordano – la Fifa riconosce che sono stati commessi errori. Li definisce un errore di comunicazione, quando in realtà ciò a cui il mondo del calcio ha assistito è stato un errore di valutazione. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza adeguate consultazioni e presentata entro una scadenza che impediva alle federazioni di esaminarne correttamente i termini, non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitare il controllo».