L’atletica italiana si prepara a vivere altri momenti esaltanti con nel cuore e nella mente il ricordo di Livio Berruti, la leggenda dello sport azzurro, campione olimpico dei 200 metri ai Giochi di Roma nel 1960, scomparso ieri all’età di 87 anni. “Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana - le parole di Stefano Mei, presidente della Federatletica - sono personalmente affranto, perché con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia e di rispetto reciproco, nato dalla comune appartenenza allo sport e alimentato negli anni dalla stessa passione e dalla stessa determinazione. Quando pensiamo a Livio il primo ricordo è Roma 1960. Lo Stadio Olimpico, il pubblico italiano, quella corsa diventata eterna. Berruti che vola sui 200 e taglia il traguardo da campione olimpico. Quel giorno cambiò la storia dell’atletica italiana. Fu il primo azzurro capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che anche un ragazzo italiano poteva salire sul gradino più alto del podio nello sprint mondiale. E lo fece in casa sua, davanti a un Paese intero che si innamorò di lui”.
Livio Berruti in alto in azione ai Giochi di Roma 1960 e in basso con i velocisti azzurri (nel gruppo il responsabile Filippo Di Mulo e lo sprinter siracusano Matteo Melluzzo) alla vigilia degli Europei di Roma 2024










