È "tornata" a casa per una notte. Dopo tre anni esatti dal giorno della sua morte. È come se lei, grazie a quel maxischermo dove più volte è stato mostrato il suo viso e qualche sua testimonianza, volesse parlare ai suoi concittadini, a sua mamma Costanza, al fratello Cristiano e alla zia Annetta, tutti e tre in prima fila. Ma anche ai ragazzi del "Mucchio Selvaggio", il gruppo che lei aveva creato 30 anni fa nel salone parrocchiale della chiesa di Santa Maria.

Ieri sera, nel sua Cabras, per la prima volta è stata ricordata Michela Murgia. Ma non la Michela che tutti conoscono: la scrittrice, l'intellettuale. È stata raccontata lei prima che diventasse la Michela Murgia dei premi, dei libri, l'attivista dei dibattiti in televisione e nelle radio. Ma anche delle polemiche. A farlo è stato Giacomo Contu, uno di quei ragazzi del “Mucchio selvaggio”. L'occasione era proprio la presentazione del libro e della canzone che ha voluto creare per lei, suonata dalla band Naracauli. «Forse è ciò che avrebbe voluto - ha detto Giacomo - del resto lei non amava le celebrazioni».

Davanti a tutti ieri un racconto di eventi, uno spazio di riflessione. Il cabrarese, osteopata nella vita, ha raccontato il suo forte e duraturo rapporto di amicizia con Michela Murgia, scomparsa nell'agosto del 2023 all'età di 51 anni. Ha raccontato l'opera dal titolo "Amica d'anima", che ha voluto scrivere come un gesto di memoria, ma anche come un atto di riconoscenza verso ciò che l'incontro con Michela ha generato in lui.