CABRAS (ORISTANO) - La casa è bassa, accanto allo stagno di Cabras, Terra di Giganti, come avverte il cartello stradale all’ingresso del paese, alludendo ai pugilatori, agli arcieri e ai guerrieri scolpiti tremila anni fa in blocchi di calcarenite che sono esposti nel Museo civico a un passo da qui. Costanza Marongiu, 78 anni, mi passa le chiavi dalla finestra, perché possa aprire io stessa. Lei è seduta su una sedia a rotelle. Ogni mattina una donna l’aiuta a prendersi cura di sé, un’altra pensa alla casa e al pranzo. «Ma tutto quello che posso, lo faccio da sola», aggiunge ferma. Le fa compagnia Lilli, «pura razza bastarda», di 15 anni. Mi prende le misure mentre di spalle preparo il caffè, sistemo le tazzine sul lavandino, aggiungo un cucchiaino di zucchero per ognuna. «Ormai sai tutto», dice. L’esame è superato. Lascia che tolga il posacenere pieno di mozziconi di sigaretta e si allunga per estrarre da un cassetto un vassoio intonso di biscotti di pasticceria. Ha una pelle bella, vera, segnata da scelte dure. Quando sorride, gli occhi si illuminano. È il sorriso di Michela Murgia, sua figlia.
La madre di Michela Murgia: «Quella sua famiglia queer non l’ho capita e glielo dicevo. Con il padre passò l’inferno: non la voleva intelligente»
Costanza Marongiu: «I figli dell'anima? Non ce la faccio a chiamarli così. Suo marito non l'ho mai sentito»








