di

Giampiero Rossi

Bocciato il candidato, il generale dei carabinieri, voluto dal generale Roberto Vannacci. Alessandro Sorte: «Candidatura rispettabile per il suo passato»

Il candidato c’è da sabato sera — il generale dei carabinieri Carmelo Burgio —, ieri mattina è nato il comitato elettorale, e ci sono già guerre intestine tra ortodossi e impostori del verbo del generalissimo Roberto Vannacci. Come fecero i Viet Cong con l’offensiva del Têt, l’avanzata di Futuro nazionale a Milano scatta con un blitz estivo, sferrato quando la città e la sua politica allentano i ritmi. E per il momento la mossa sembra scuotere soprattutto le acque del centrodestra.

Il segnale più forte è il silenzio della Lega. Squillano a vuoto i telefoni, restano senza risposte i messaggi con spunta blu su Whatsapp: nessuno parla perché c’è una consegna — che si potrebbe definire «militare» — di tacere, di non dare spazio all’ex vicesegretario che minaccia di far razzia di voti nel recinto leghista. Prende invece posizione netta il coordinatore regionale di Forza Italia, Alessandro Sorte: «Candidatura rispettabile per il suo passato, ma le difficoltà amministrative cui assistiamo nella lenta agonia dell’amministrazione Sala non si superano catapultando un curriculum militare che non costituisce automaticamente una credenziale politica». E per ribadire la distanza da quella che considera un’opzione populista, aggiunge: «La politica richiede competenze, visione, equilibrio e capacità di amministrare una società complessa. Milano non ha bisogno di qualcuno che prometta di “rivoltarla come un calzino”: ha bisogno di un progetto politico credibile».