Friedrich Merz ricorre di nuovo al pugno duro sui migranti, che tocca anche i rapporti con l'Italia di Giorgia Meloni, nel tentativo di riprendere fiato nei consensi. La strategia di Berlino, che prevede le prossime espulsioni dei cosiddetti "dublinanti" in Italia e in Grecia, in linea con le nuove regole sull'asilo che si è data l'Europa, è ben leggibile alla luce delle tante insidie che affliggono da tempo il cancelliere. La popolarità è ai minimi, la Germania deve arginare la minaccia russa e la crisi economica, e il suo governo si trova ad affrontare molte decisioni cruciali alla vigilia di test elettorali che potrebbero essere fatali proprio per il Kanzler.
Prima nei consensi a livello federale, Afd potrebbe sfondare il 6 settembre alle urne della Sassonia-Anhalt, (dove è data al 41%, a fronte del 24% della Cdu), e approdare al governo alleandosi con un qualsiasi partito disponibile. Anche se il leader della Linke ha appena fatto sapere che potrebbe sostenere la Cdu, mentre Bsw, il partito fondato da Sahra Wagneknecht su posizioni a dir poco concilianti con Mosca, non raggiunge al momento la soglia per entrare nel consiglio regionale. Non è l'unico scoglio da superare. Nel prossimo autunno i Laender chiamati al voto nell'est sono tre, e il 20 settembre toccherà al Meclemburgo-Pomerania anteriore e alla città-Stato di Berlino, dove i sondaggi danno la Linke in vantaggio sulla Cdu e il sindaco democristiano ha già rinunciato a ricandidarsi, proprio per evitare uno smacco al partito. Non è cosa sua, "non può governare", è la voce che gira proprio nella Cdu su un cancelliere sempre più nell'angolo anche fra i suoi, stando alle indiscrezioni circolate sulla stampa in queste settimane. È stata la Welt ad esempio a scrivere che la spinta per un cambiamento del Kanzler in corsa - un'ipotesi circolata mesi fa e poi lasciata cadere - sarebbe di nuovo piuttosto forte.














