Un murale dedicato a Irma Bandiera e, nella foto piccola, la partigiana bologneseRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguici"Gli eroi sono tutti giovani e belli". Questa frase de La locomotiva di Francesco Guccini basterebbe a recensire Nome di battaglia “Mimma“, pubblicato da Claudio Bolognini per Red Star Press. Il motivo è ben rappresentato da una delle prime scene con cui l’autore sceglie di raccontarci la storia romanzata di Irma Bandiera, celebre staffetta partigiana bolognese. È Capodanno del ’43, e in un casolare della Bassa bolognese è in corso una festa. Si ride, si balla Ma l’amore no di Alida Valli e ci si innamora, perché in fondo la giovinezza non può aspettare la fine della guerra.
Irma ha 28 anni e da qualche tempo frequenta Dino, uno studente di Medicina di nove anni più giovane di lui, con cui condivide letture, ideali e amici: Flora, Nicoletta, Renato. A quella festa (che ci fu davvero) ci sono tutti, ed è un rischio che vale la pena correre. Le feste difatti in quei giorni non servono solo a far svagare i più giovani, ma a fare proseliti per la lotta partigiana.
E se i dialoghi sono frutto della fantasia dell’autore, le vicende, invece, altro non sono che la Storia di cui siamo figli. Il trait d’union tra realtà e fantasia sono i nomi citati: Dino Cipollani, nome di battaglia Marco, futuro comandante partigiano. Ena Franzoni, nome di battaglia Nicoletta, futura coordinatrice delle staffette.








