Dopo le minacce agli imprenditori che hanno denunciato il pizzo tra San Lorenzo e Tommaso Natale la prefettura alza il livello di allerta: il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha infatti disposto una vigilanza continua nella zona per proteggere i commercianti che hanno scelto di alzare la testa.Nelle ultime settimane i picciotti legati alla banda di Salvatore Verga, il boss e narcotrafficante della Marinella che ha tenuto per mesi sotto scacco i commercianti di Sferracavallo, Isola delle Femmine e Tommaso Natale, avevano fatto visita a alcuni degli imprenditori che avevano parlato con gli investigatori, riportando pesanti minacce e qualche volta aggredendoli anche fisicamente.Gli emissari del pizzo sarebbero dunque tornati sul territorio e di certo sono tornati a battere cassa al mercatino di via Luigi Einaudi, dove ogni giovedì oltre un centinaio di mercatari montano le bancarelle in cui espongono frutta, verdura, abbigliamento e articoli per la casa.Si muoverebbero però con meno spavalderia rispetto al passato, quando prima di andare a bussare alle saracinesche dei commercianti si concedevano gite in barca con famiglie e amici. Più di una volta, infatti, gli investigatori li hanno ripresi mentre la mattina affittavano il gommone, con tanto di post sui social per mostrare la «bella vita» che conducevano, e poi al rientro, mano nella mano con i figlioletti, si presentavano ai locali per mettere chiedere aggiornamenti sui pagamenti dovuti a titolo di messa a posto.Le indagini intanto proseguono. I filoni rimasti aperti sono due: il primo riguarda gli attentati subiti da Tommaso Dragotto (una scarica di kalashnikov e due incendi che hanno distrutto parte del parco auto della Sicily by Car); l’altro le armi che Verga ha fatto arrivare in città dalla Puglia. L’imprenditore dopo gli ultimi due attentati aveva ricevuto un messaggio su Instagram, il cui contenuto è al vaglio degli investigatori, e poi è stato destinatario di un biglietto, lasciato appeso a una delle auto non bruciate. Sopra c’erano scritti tre nomi, tutti noti alle forze dell’ordine e uno dei quali si riferirebbe a una persona dello Zen. L’ennesimo avvertimento e una traccia lasciata per fargli capire con chi andare a parlare per la messa a posto o qualcuno che ha voluto avvisarlo e rendergli noti gli autori che c’erano dietro i tre attentati subiti?Su questo lavorano gli investigatori, che stanno anche cercando il deposito delle armi. Il pentito Alessio D’Agostino ha parlato di un posto nella zona dell’Acquasanta, ma resta in piedi anche la pista che porta ai casermoni dello Zen 2, dove spesso le armi vengono nascoste nei sottoscala, nelle case o nel sottosuolo che si ramifica sotto i padiglioni come fosse una seconda città. E proprio allo Zen 2 durante il blitz furono trovate due bombe a mano. L’arsenale viene custodito in un unico punto o è stato sparpagliato per rendere più difficile il lavoro degli investigatori?
Palermo, maggiore tutela per i commercianti che denunciano il racket
Svelati alcuni dettagli delle estorsioni: c'era chi faceva gite in barca e poi al ritorno andava a battere cassa






