Roma, 9 ago. (askanews) – Il prossimo segretario generale delle Nazioni unite potrebbe essere scelto meno per ciò che promette di fare che per ciò che Washington, Pechino, Mosca, Parigi e Londra saranno disposte a lasciargli fare. E’ questo il paradosso che pesa sulla corsa alla successione di Antonio Guterres: l’Onu avrebbe bisogno di una guida forte proprio nel momento in cui le divisioni tra le grandi potenze rendono più probabile la scelta di una figura sufficientemente accettabile per tutti, e quindi forse meno capace di imporre una propria agenda.
La partita per il decimo segretario generale dell’organizzazione è ormai entrata nella fase decisiva. Il primo voto informale del Consiglio di sicurezza, il cosiddetto ‘straw poll’ del 30 luglio, ha messo davanti Rebeca Grynspan, economista ed ex vicepresidente del Costa Rica, oggi alla guida della Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad). Ha ottenuto dieci indicazioni di ‘incoraggiamento’, davanti alla sorprendente Carolyn Rodrigues-Birkett, ex ministra degli Esteri della Guyana, con nove, e al direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Mariano Grossi, argentino, con sette.






