«Per ospitare la nazionale di rugby nel nuovo stadio di Venezia l'unica possibilità, per il momento, era una partita premondiale, in agosto o settembre 2027. Non sarà possibile, perché l'impianto sarà pronto dopo settembre, ma vedremo di creare un'altra di occasione per riuscirci». Il presidente della Federazione italiana rugby Andrea Duodo, 55 anni, commercialista trevigiano, torna sull'idea rivelata a Malamocco, alla Scampata d'agosto del Gruppo Bevanda diventata un "red carpet" della palla ovale. Cioè è far diventare lo stadio del Venezia Calcio da 18.500 posti, in costruzione accanto all'aeroporto Marco Polo, anche la casa dell'Italia del rugby. E ne illustra altri dettagli.
Qual era la proposta originale della Fir? «Prima della Coppa del mondo in Australia, inizierà il 1° ottobre 2027, l'Italia giocherà tre test premondiali. Due probabilmente all'estero, uno in casa contro una rivale di Tier 2 (seconda fascia). Sarebbe stata l'occasione ideale per inaugurare con una sfida internazionale il nuovo stadio di Venezia. Ma sapevamo che non era possibile, perchè lo stadio non sarà pronto, e stiamo lavorando in altre direzioni». Quale potrebbe essere la prossima occasione? «Nella stagione 2028/29 prevediamo di giocare due partite celebrative per il centenario della Fir e della nazionale, di apertura e chiusura dei festeggiamenti. Una potrebbe essere a Venezia, con la rivale che ci darà la disponibilità a venire». E l'altra? «Sarebbe fantastico fossero i Lions, la leggendaria selezione delle nazionali di Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda che ogni 4 anni va in tour nell'emisfero Sud. Nel 2029 sfiderà gli All Blacks in Nuova Zelanda. I Lions intendono fare una partita di preparazione con la Francia prima di partire. Ho chiesto loro ufficialmente di considerare anche una sfida con l'Italia, così tutte le squadre del Sei Nazioni sarebbero coinvolte. Si sono detti interessati e l'ipotesi è uscita pubblicamente. Siamo impegnati a far sì che l'ipotesi diventi realtà. Sono ottimista». Cosa significherebbe per il rugby italiano? «Già che i Lions si dicano interessati a giocare con gli azzurri tanto di cappello. Se succedesse davvero, sarebbe una grande prima volta e un riconoscimento storico per l'Italia, nell'anno del centenario». Quando è nata l'idea di Venezia sede della nazionale di rugby? «Già in occasione della posa della prima pietra. Ne ho parlato con Andrea Tomaello, allora assessore comunale oggi consigliere regionale, che viene da una famiglia rugbistica di Mirano. L'abbiamo ribadito alla Scampata. Un nuovo stadio del genere in Veneto è fondamentale non solo per la nazionale, ma anche per il Benetton Treviso». In che maniera? «Ospitando le partite del Benetton nelle coppe europee. Fino ai quarti di finale può giocare nel suo stadio a Treviso. Dalla semifinale, secondo le regole degli organizzatori dell'Eprc, serve un impianto da 15.000 posti. Se la scorsa stagione Treviso avesse battuto Exeter ai quarti, non avrebbe poi potuto disputare la semifinale di Challenge Cup contro l'Ulster in casa, com'era suo diritto, perché il "Monigo" è più piccolo. Con il nuovo stadio da 18.500 posti a Venezia, accanto all'aeroporto, il problema si risolve. Se il Benetton in futuro avrà una semifinale casalinga potrà giocarla qui».







