Alla guida di Luigi Lovaglio, Monte dei Paschi di Siena ha conquistato Mediobanca e rafforzato la propria autonomia. Ora Intesa Sanpaolo propone di scomporre il gruppo senese separando il marchio e una parte della rete dalle attività che ne producono gran parte degli utili. Con lo stop dei colloqui con Banco Bpm e il Tesoro neutrale, Lovaglio prova a tenere insieme i pezzi senza perdere la rotta

Il cda di Mps, chiuso giovedì sera, ha approvato una semestrale sopra le attese. La banca ha confermato che l’integrazione con Mediobanca procede verso il completamento nel quarto trimestre e sta ancora valutando come rispondere all’offerta di Intesa. Lovaglio può contare su numeri migliori del previsto, ma non su una sponda pubblica. Il Tesoro, che conserva il 4,9% di Mps, ha ribadito la propria neutralità: il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha detto che la partecipazione sarà gestita senza interferire nelle operazioni.

CON QUALI NUMERI MPS AFFRONTA L’OPAS DI INTESA?

I conti danno a Lovaglio qualche argomento in più. Mps ha chiuso il secondo trimestre con 610 milioni di utile netto, contro i 543 milioni attesi dagli analisti. Nel semestre l’utile sale a 1,118 miliardi, il 25,3% in più su base omogenea, e la banca ha ritoccato al rialzo le attese per il 2026: ora prevede un utile prima delle imposte superiore a 3,6 miliardi. Rsultati che rendono più credibile l’idea che l’istituto, con Mediobanca, possa continuare a crescere anche senza Intesa.