Il popolare piatto messicano sta iniziando a diventare troppo caro negli Usa. E c'è chi, tra gli oramai ex fedelissimi di Trump, lo rileva

Il burrito è uno dei piatti più semplici al mondo: una tortilla di farina arrotolata con carne, fagioli, riso e formaggio, perfetto simbolo della capacità della cucina messicana di nobilitare ingredienti poveri. Tuttavia, nel clima politico americano, anche questo piatto, spiega il Corriere della Sera, è diventato un campo di battaglia. Negli Stati Uniti si discute di tutto, spesso per distogliere l’attenzione dalle tensioni internazionali. La miccia si è accesa quando Andrew Kolvet, portavoce dell’organizzazione conservatrice Turning Point Usa, ha rilanciato la protesta di uno studente sul costo della vita: «Un burrito non dovrebbe costare venti dollari. È vero, in gran parte si tratta dei postumi dell’inflazione dell’era Covid-Biden, ma sembra che le cose normali costino sempre troppo».

La questione del “burrito da 20 dollari” (circa 17,30 euro) è diventata immediatamente virale, finendo per coinvolgere perfino il vicepresidente JD Vance e infiammando la corsa interna al Partito Repubblicano per la nomination presidenziale, in un confronto a distanza con il segretario di Stato Marco Rubio. Nel giro di pochi giorni, commentatori, legislatori ed economisti si sono spaccati sia sui dettagli (I burrito costano davvero così tanto?) sia sui macro-temi economici.