Di: Telegiornale - Lorenzo Amuso / Pa.St. Un occhio digitale puntato sul mare in grado di riconoscere pericoli e urgenze, e allertare in pochi secondi i soccorritori. Quello che sembra fantascienza potrebbe presto essere realtà sulle spiagge del Veneto. A Bibione l’intelligenza artificiale entra infatti - per la prima volta in Italia - nel dibattito sulla sicurezza delle spiagge.“Siamo in contatto con un’azienda che opera a Dubai, ma che già lavora anche in Australia e Israele” spiega Lorenzo Braida, presidente del Sindacato italiano balneari del Veneto, intervistato dal Telegiornale della RSI. “Ci assicurano che queste telecamere, che comunque dovrebbero essere implementate rispetto a quelle attuali e portate più vicine all’acqua, sarebbero in grado di dare un grande contributo al salvataggio”.Un aiuto per i bagniniLa proposta nasce per far fronte alla crescente carenza di bagnini, senza i quali per legge gli stabilimenti balneari non possono restare aperti. “L’intelligenza artificiale - continua Braida - si è formata ed è in grado di capire chi si trova in difficoltà prima dell’essere umano: manda un allarme e poi, se è il caso, si interviene molto più rapidamente”.Non si tratta comunque di sostituire i bagnini, ma di aiutarli a individuare il prima possibile un principio di annegamento o un malore in acqua, come riconosce anche Alberto Felisari, di professione “assistente bagnanti”: “Sarebbe una mano validissima - dice - perché potrebbe monitorare quello che l’occhio umano non riesce a vedere. Noi siamo in grado di tenere cinque-dieci persone nel nostro campo visivo, mentre l’intelligenza artificiale monitora piazze intere e quindi si accorge molto più velocemente di una persona in pericolo”.La tutela della privacyLa spiaggia non diventerà però un Grande Fratello a cielo aperto, assicura Adamo Zecchinel, presidente di Bibione Spiaggia, che con cinque chilometri di arenile e 18’000 ombrelloni è tra le più grandi concessionarie d’Europa. “La prima cosa che abbiamo chiesto alle aziende che si sono fatte avanti - spiega - è la tutela della privacy. Le telecamere possono essere offuscate, le persone indicate con un puntino e quindi non essere identificate. Non c’è bisogno di conoscere il volto della persona, ma di seguire i movimenti anomali in acqua come in battigia”.Ora la sfida è unire l’esperienza dei bagnini con le nuove tecnologie, che non devono sostituire l’uomo, ma saper riconoscere situazioni di pericolo e lanciare un allarme immediato, facendo così guadagnare secondi preziosi. “Il problema più grande sono gli investimenti che si dovranno fare e l’esperienza che gli algoritmi dovranno ancora acquisire. Perché quelli che sono in essere non sono ancora così formati, in grado di fare un lavoro di eccellenza” conclude Lorenzo Braida.