Di: Sarah Ibrahim (swissinfo.ch) Per molte organizzazioni svizzere fare a meno di Microsoft sarebbe difficile, se non impossibile. Outlook, Teams, Windows e la suite Office sono diventati strumenti centrali per il lavoro quotidiano di amministrazioni pubbliche, aziende e infrastrutture strategiche.La stessa Microsoft indica di avere oltre 50’000 clienti aziendali in Svizzera, tra cui la SSR, le FFS, l’amministrazione federale e numerose realtà dei settori finanziario e sanitario.Lo scorso anno, accanto al consigliere federale Guy Parmelin, i vertici di Microsoft hanno annunciato un investimento di 400 milioni di dollari per ampliare le infrastrutture di intelligenza artificiale (IA) e cloud dell’azienda in Svizzera.https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Microsoft-investe-400-milioni-di-dollari-in-Svizzera--2873491.htmlAllo stesso tempo, le autorità elvetiche affermano di voler rafforzare la sovranità digitale, riducendo la dipendenza da tecnologie controllate da aziende straniere. Questo solleva una domanda: se la Svizzera vuole essere più indipendente, perché così tante delle sue organizzazioni fanno affidamento su un’unica azienda statunitense?Il consigliere federale svizzero Guy Parmelin accanto ai vertici di Microsoft Brad Smith e Carol Ann Browne a BernaKeystoneMicrosoft contro le alternative open sourceQuando abbiamo chiesto ai responsabili IT della SSR perché l’emittente dipendesse così tanto da Microsoft, la risposta aveva ben poco a che fare con l’ideologia.“Non abbiamo scelto Microsoft perché amiamo Microsoft”, afferma Martial Challandes, responsabile IT della SSR.Per un’organizzazione con migliaia di dipendenti, Microsoft offre standardizzazione, interoperabilità e assistenza continua. “Fornisce alle persone gli strumenti e questi semplicemente funzionano”, aggiunge.Per alcuni prodotti Microsoft esistono alternative open source, tra cui LibreOffice come sostituto di Office. Dal momento che il codice sorgente è aperto, chiunque può ispezionarlo, modificarlo e adattarlo alle proprie esigenze. Ciò offre maggiore flessibilità, senza costi di licenza. Tuttavia, le organizzazioni devono spesso assumersi una maggiore responsabilità nella gestione di questi sistemi.La SSR utilizza già alcuni software open source nella propria infrastruttura tecnica, con cui la maggior parte del personale non interagisce direttamente.“Quando hai un problema con Microsoft, chiami Microsoft. Con l’open source, invece, devi prima capire da solo quale sia il problema”, spiega Nicola Marangoni, responsabile IT della RSI.Sia Challandes che Marangoni ritengono che molte organizzazioni sottovalutino i costi di gestione dei software open source.“Le organizzazioni che hanno successo sono quelle che lo considerano una competenza strategica, non un modo per risparmiare”, osserva Challandes. “Chi adotta l’open source solo per tagliare i costi spesso riceve il conto due anni dopo”.Secondo Marangoni, sostituire Microsoft con LibreOffice sarebbe difficile perché bisognerebbe coinvolgere praticamente tutte le persone che lavorano nell’azienda.“Ti ritroveresti con persone che usano Office e il suo ecosistema da anni e che improvvisamente dovrebbero cambiare”, osserva.In Svizzera “nessun treno circolerebbe” senza l’open sourceMolte altre aziende operano in modo simile alla SSR: utilizzano Microsoft per gli strumenti di lavoro del personale, ma fanno affidamento su software open source per i sistemi che mantengono operative le loro attività.“Senza l’open source, nessun treno circolerebbe”, afferma Peter Keller, che si occupa di digitalizzazione e architettura IT presso le FFS.Keller spiega che le infrastrutture ferroviarie critiche svizzere si basano su Linux e altri software open source, ormai diventati lo standard del settore. “I sistemi open source sono gli ingranaggi dell’orologio che nessuno vede”.Le FFS sviluppano inoltre alcuni software strategici insieme ad altre compagnie ferroviarie europee nell’ambito di progetti open source. Secondo Keller, questo rende la collaborazione molto più semplice rispetto a un modello in cui ogni organizzazione utilizza sistemi proprietari. Un approccio che, aggiunge, ha accelerato l’innovazione del software che gestisce la circolazione dei treni.Anche Siemens ha intrapreso questa strada decenni fa. “Non si può innovare senza l’open source”, afferma Roger Meier, ingegnere senior di Siemens Svizzera.Sebbene la maggior parte del personale continui a utilizzare Microsoft e altri software proprietari per il lavoro quotidiano, oltre 90’000 sviluppatori e sviluppatrici della multinazionale tedesca collaborano internamente su una piattaforma ispirata alle comunità open source.“Prima ogni reparto lavorava in modo isolato. Oggi chiunque può contribuire”. Meier paragona la programmazione collaborativa a un barbecue: “Ognuno deve portare qualcosa”.“L’open source è già ovunque”. Perché allora non cambiano tutti?Questo modello di collaborazione aperta ha reso possibili innovazioni oggi onnipresenti. Gran parte dell’internet moderno è costruita su tecnologie open source. Linux, un sistema operativo a codice sorgente aperto alimenta la maggior parte dei server del mondo. Framework di IA open source come PyTorch vengono utilizzati persino da aziende come Meta, Microsoft e OpenAI, che sviluppano i propri strumenti di IA.“L’open source è già ovunque”, afferma Nicolas Christener, CEO dell’azienda svizzera Adfinis, che fornisce soluzioni IT open source a livello globale. “Quando migliaia di sviluppatori possono collaborare liberamente”, dice, “l’innovazione procede molto più rapidamente”.Christener paragona l’open source ai mattoncini del Lego. Invece di acquistare un prodotto finito, le organizzazioni possono costruire esattamente ciò di cui hanno bisogno. “L’open source significa libertà di scelta”, spiega. “Non c’è una grande azienda che decide cosa sia o non sia possibile fare”.Molte organizzazioni che valutano alternative open source si trovano però di fronte a un dilemma. “L’anno prossimo paghiamo il 20% in più di licenze? Oppure investiamo per abbandonare i servizi delle Big Tech?”, riassume Pascal Stöckli, cofondatore di Netzwerk SDS, un’iniziativa svizzera che promuove soluzioni digitalmente sovrane.I sistemi proprietari rendono spesso molto costoso cambiare fornitore. Più sono integrati in un’organizzazione, più diventa difficile e oneroso sostituirli: un fenomeno noto come vendor lock-in. Per le grandi organizzazioni, sia le licenze software annuali sia i grandi progetti di migrazione possono costare milioni di franchi.Ciò non significa che non si cambi mai fornitore, soprattutto quando i prezzi aumentano. Dopo che Adobe ha fatto lievitare le proprie tariffe, la SSR ha sostituito il suo software creativo con alternative proprietarie meno costose. Lo scorso anno l’emittente ha invece mantenuto Microsoft dopo aver negoziato una riduzione dei costi di licenza, ma non ha voluto rendere pubbliche le cifre.Anche la sicurezza e il supporto vengono spesso citati tra i motivi per evitare l’open source: siccome chiunque può consultare il codice, alcune organizzazioni temono che gli hacker possano individuare e sfruttare eventuali vulnerabilità.Christener non è d’accordo. Quando il codice sorgente può essere verificato in modo indipendente, sostiene, le vulnerabilità sono spesso più facili da trovare e correggere. Christener sottolinea inoltre che molte aziende open source, tra cui Adfinis, stanno iniziando a offrire alle imprese servizi di assistenza 24 ore su 24 e sette giorni su sette.Nonostante ciò, molte organizzazioni continuano a muoversi con cautela. La Cancelleria federale ha dichiarato a Swissinfo che la sostenibilità a lungo termine di alcuni progetti open source, in particolare quelli mantenuti da comunità informatiche volontarie, resta uno dei principali ostacoli alla riduzione della dipendenza dai software proprietari.Piuttosto che tentare trasformazioni radicali, Christener consiglia alle organizzazioni di sostituire uno strumento alla volta, ad esempio rimpiazzando Microsoft Teams con una piattaforma open source di collaborazione come Nextcloud Talk.“Passare all’open source non è uno sprint”, afferma. “È una maratona che può richiedere anni”.Come un Land tedesco ha detto addio a MicrosoftIl Land tedesco dello Schleswig-Holstein sta già affrontando questa maratona: ha sostituito Windows con Linux e le principali applicazioni di lavoro di Microsoft con alternative open source in gran parte della propria amministrazione.All’inizio l’obiettivo era ridurre i costi delle licenze. L’invasione russa dell’Ucraina ha però trasformato il progetto in una questione di sicurezza nazionale. “Abbiamo visto quanto fossimo diventati dipendenti nel settore energetico e siamo altrettanto dipendenti nella sfera digitale”, ha dichiarato via email a Swissinfo il ministro della digitalizzazione dello Schleswig-Holstein, Dirk Schrödter.Dirk Schrödter, ministro della digitalizzazione del Land tedesco dello Schleswig-HolsteinKeystone“La libertà, la democrazia e la sovranità dipendono sempre più dalla nostra capacità di plasmare e controllare la nostra infrastruttura digitale”, afferma Schrödter.La transizione ha richiesto circa sette anni, dalle prime sperimentazioni fino all’implementazione nell’intera amministrazione. Circa il 20% delle postazioni di lavoro necessita ancora di licenze Microsoft per applicazioni specializzate, anche se l’obiettivo resta la piena indipendenza, sottolinea il ministro.Il Governo afferma di aver già risparmiato oltre 15 milioni di euro in costi di licenza, a fronte di un investimento di 9 milioni di euro per la migrazione e l’ulteriore sviluppo delle soluzioni open source.“Il percorso verso la sovranità digitale è lungo e impegnativo”, conclude Schrödter. “Ma è realizzabile”.
La Svizzera può fare a meno di Microsoft? - RSI
Svizzera e dipendenza da Microsoft: perché ridurla è una sfida che può richiedere anni. Open source, sovranità digitale e vendor lock-in al centro del dibattito.







