HomeCesenaCronacaLa cavalla ‘prodigio’ che conquistò CesenaIl ricordo sulla lapide del 1830 e le antiche gare prima della costruzione dell’ippodromo. Tra entusiasmo popolare e dopingLa lapide in piazza AmendolaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciC’erano una volta, anche a Cesena due e più secoli fa, le ‘carriere’: ovvero le corse dei cavalli in città. Nell’italiano antico ‘carriera’ significa l’andatura più veloce dei cavalli: non a caso ancora oggi si dice ‘andare di gran carriera’. Erano gare sfrenate di cavalli ‘sciolti’, cioè non montati da fantini e avevano gran seguito popolare. Con tanto di scommesse. Storie antiche, però testimoniate dalla più singolare delle lapidi cittadine: la lapide della cavalla ‘sempre vincitrice… che morì per triste caso a Firenze il 23 giugno 1830’. Piccolo bassorilievo ancora oggi ben visibile all’angolo di piazzetta Amendola davanti a via Pescheria, dov’era l’abitazione del cesenate Lorenzo Amadori, detto Framadia, il proprietario della bella cavalla prematuramente scomparsa.
L’epigrafe posta sotto la lapide è, nella sua sintesi, un racconto sorprendente. Ecco perché. L’addolorato Amadori volle far sapere a tutti che la sua cavalla correva e vinceva ‘senza stimoli’: cioè? Nel linguaggio del primo Ottocento gli ‘stimoli’, detti anche ‘armature’ o ‘spaventi’, erano un tipo di doping crudele: cilici appuntiti approntati sui cavalli poco prima della ‘mossa’ (la partenza) perché corressero più veloci. Inoltre la sua era una cavalla ‘inglese’, razza allora celebre per la sua potenza in grado di prevalere, talvolta, ai più snelli ma veloci cavalli ’berberi’ (o ‘barbari’, razza araba nordafricana da secoli usata nelle stazioni di monta per migliorare velocità e prestazioni dei cavalli).








