HomeFermoCronacaCaso ciclovia Ete Vivo. Focus su tracciato e rischi. Di Ruscio interrogaAl centro del dibattito il tratto ’Calderaro-Fonte Fallera’ dove c’è un privato,. Il consigliere parla anche di sicurezza idreogeolica e interesse archeologico.Il percorso alternativo della ciclovia sul fiume Ete Vivo. Il consigliere Di Ruscio: «. L’amministrazione è tenuta a scegliere la soluzione che minimizzi il sacrificio per i privati a parità di interesse pubblicoRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciSi concentra sulla ciclovia Ete Vivo, nel tratto ‘Calderaro – Fonte Fallera’, il consigliere di Servire Fermo Saturnino Di Ruscio, facendo proprie, con un’interrogazione consiliare, le segnalazioni e le obiezioni prospettate (anche al Comune ma, a quanto pare, senza riscontri) da un privato diretto interessato suo malgrado dall’opera che ha saputo, nel luglio 2022, dell’intervento (finanziato dalla Regione) e di uno studio di fattibilità che, "seguendo a grandi linee il tracciato dell’ex ferrovia adriatico appennino, avrebbe attraversato la sua proprietà residenziale, lambendo la piscina di 10 metri", fa sapere Di Ruscio. Dinanzi a questa prospettiva il privato ha proposto al Comune una variante alternativa al tracciato su un’area adiacente, una pineta, sempre di sua proprietà, ma molto meno impattante, dicendosi disponibile a partecipare alle spese, ‘sfrondando’ di circa 200mila euro l’importo previsto dal Comune. Una proposta inviata al Comune in via ufficiosa, cui è stata data risposta a inizio 2025 quando i lavori erano già autorizzati. "Di fronte a un evidente interesse pubblico, il privato può essere chiamato a un sacrificio, comunque compensato, ma ciò non esime l’ente dal verificare soluzioni alternative meno gravose per il privato e magari migliorative per l’interesse pubblico" la chiosa del consigliere di Servire Fermo. Tanto più che le criticità nel progetto in essere non mancano, anche in termini di rischi idrogeologici, cui si aggiunge la relazione archeologica della Soprintendenza secondo la quale sul tracciato progettato dal Comune "si rinviene l’esistenza di un manufatto di interesse archeologico, sostenendo che la probabilità di intercettare resti archeologici appartenenti al periodo villanoviano della repubblica e dell’impero romano, è valutata come ‘rischio alto’" cita Di Ruscio. I vantaggi dell’ipotesi alternativa sono evidenziati e circostanziati da tecnici e legali ingaggiati dal privato che richiamano anche il principio di proporzionalità "secondo cui l’amministrazione è tenuta a scegliere la soluzione che minimizzi il sacrificio per i privati a parità di interesse pubblico". Con l’interrogazione, Di Ruscio sollecita la giunta a valutare con un’istruttoria rigorosa la soluzione tecnicamente e economicamente più idonea per individuare il tracciato più adeguato dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico, evitando possibili contenziosi e sprechi di denaro.