Un incidente probatorio per cristallizzare le testimonianze dei braccianti che lavoravano in un’azienda agricola di Laterza finita nella bufera dell’inchiesta «I giorni del cielo». È quanto chiesto dalla Procura di Taranto per stabilire le eventuali responsabilità degli imprenditori – padre e figlio – Giovanni Giannico e Carlo Giannico non solo sulla morte del bracciante di Rajwinder Sidhu Singh 38enne operaio indiano, avvenuta il 26 maggio 2024, ma anche sulle condizioni di lavoro, i salari e stato dei bisogno dei braccianti al momento del loro impiego nelle società agricole della famiglia Giannico.

Tra le ipotesi di reato – contestate a vario titolo dai pm Francesco Ciardo e Filly Di Tursi e dalla procuratrice Eugenia Pontassuglia – oltre all’omicidio colposo di cui rispondono Giannico, padre e figlio (difesi dagli avvocati Salvatore Maggio e Carlo Raffo), anche il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la violazione di una serie di norme per la sicurezza sul lavoro, l’abuso edilizio, la gestione illecita di rifiuti, l’inquinamento e il disastro ambientale e infine il «caporalato». A luglio era stato il gip Mariano Robertiello a disporre il sequestro di oltre 1 milione e 100mila euro, mettendo i sigilli alla ditta individuale Giannico Carlo, alle società agricole «Santa Trinità srl» e «Montecamplo srl», inclusi immobili, beni strumentali e terreni adiacenti intestati a una familiare indagata a piede libero.