Antonello Lovato, a sinistra
Nella nuova udienza alla Corte d’Assise di Latina sulla morte del bracciante indiano Satnam Singh, la testimonianza del medico legale e di un altro lavoratore. L’uomo si sarebbe potuto salvare ma Antonello Lovato non lo ha portato al pronto soccorso: “Aveva paura”.
"Con manovre adeguate e cure tempestive si sarebbe potuto salvare", ha raccontato la dottoressa Maria Cristina Setacci, medico legale che ha effettuato l'autopsia sul corpo di Satnam Singh, durante la nuova udienza del processo che vede l'imprenditore agricolo Antonello Lovato accusato dell'omicidio volontario del suo dipendente. Lovato ha abbandonato il bracciante, sanguinante e con un arto rimosso a causa di un incidente sul lavoro, davanti alla sua abitazione anziché portarlo in pronto soccorso. Satnam Singh si sarebbe potuto salvare con cure adeguate Un trattamento adeguato avrebbe potuto salvare la vita di Singh. Anche dopo i trenta minuti necessari a raggiungere il pronto soccorso di Latina dal terreno in cui si è verificato l'incidente, medici e infermieri avrebbero potuto bloccare lo shock emorragico in corso e e poi effettuare delle trasfusioni di sangue. Questo è il succo della testimonianza della dottoressa Setacci davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Gian Luca Soana. Anche una cinghia o un laccio stretti attorno alla ferita sarebbero serviti a guadagnare tempo prezioso. Non ha indotto il coma, invece, il colpo alla testa di cui sono state ritrovate tracce sul corpo di Singh.







