"Non esistono procedure mediche senza rischi di complicanze o errori. La possibilità di uno scambio di provetta che porti a impiantare un embrione diverso da quello della coppia si verifica in un caso ogni 15mila, secondo dati di letteratura scientifica. Ma non sempre ci si accorge dello scambio: una cosa sono gli episodi di cui si viene a conoscenza, un'altra quelli che avvengono". Lo spiega all'ANSA Adolfo Allegra, presidente del Cecos Italia, associazione dei centri di fecondazione assistita, che sostiene la necessità di aggiornare la normativa prevendendo tecnologie in grado di azzerare l'errore.

Ogni anno vengono eseguiti circa 100mila cicli di Pma in Italia, secondo gli ultimi dati del ministero della Salute relativi al 2023, ma l'utilizzo delle tecniche è in continua crescita. A fronte di questo, i casi di scambi arrivati a conoscenza sono rarissimi, se ne contano circa un paio negli ultimi 15 anni. "Al San Raffaele di Milano se ne sono accorti subito dopo l'intervento - prosegue - e hanno immediatamente provveduto a fare un lavaggio della cavità uterina della donna per ridurre a zero la possibilità d'impianto. Il 27 luglio c'era stato il trasferimento dell'embrione; per rilevare la gravidanza passano circa 12 giorni, quindi a brevissimo avremo la certezza che la paziente non sia rimasta incinta".