L'esperto di Rinascimento che ha detto addio al prestigioso ateneo dopo 40 anni per il "globalismo imperante" boccia l'offensiva dell'amministrazione Usa: «Strategia grossolana che si è ritorta contro»

«Stamattina passeggiavo nel campus e ho visto un cartello con il nome di Brunelleschi. Sotto qualcuno aveva scritto con il pennarello Black Lives Matter. Ho pensato: almeno non l’hanno ancora cancellato. A quanto pare Brunelleschi non è considerato un suprematista bianco». James Hankins, uno dei massimi esperti di Rinascimento al mondo, sorride circondato da libri e pile di giornali nella stanza che conserva, ancora per qualche settimana, al secondo piano del Dipartimento di Storia di Harvard. È tornato a Cambridge un anno e mezzo dopo l’articolo con cui annunciò pubblicamente la decisione di lasciare, dopo 40 anni, il prestigioso ateneo a causa del “globalismo imperante” e della “rinuncia al canone occidentale”.

Oggi Hankins, 71 anni, insegna alla Hamilton School dell’Università della Florida, un nuovo centro dedicato allo studio della civiltà occidentale. Mentre Donald Trump prosegue la sua offensiva contro Harvard e le altre università d’élite, accusate di essere roccaforti dell’ideologia progressista e radicale, il professore sostiene che la strategia della Casa Bianca non aiuti a riformare l’istruzione superiore. Al contrario, ha trasformato “un confronto sulla missione dell’accademia in una guerra ideologica”.