L’attacco di Donald Trump contro Harvard, e altre università americane meno famose, ha turbato e indignato molti italiani. A cominciare da quelli che in quell’università di eccellenza studiano o insegnano, o lo hanno fatto in passato e conservano grande stima per l’istituzione. Diversi lettori del Corriere mi hanno scritto per commentare, e talvolta per contestare, i miei ultimi interventi sulla questione (avevo dedicato un breve video-commento, poi un’analisi più dettagliata nella rubrica Oriente Occidente).

Tra le reazioni cito quelle abbastanza simili che ho ricevuto da Vittorio Colao, top manager ed ex ministro che ha studiato a Harvard; e dal professor Dante Roscini, noto luminare della Harvard Business School. Fra le loro puntuali osservazioni, comincio da questa che riassumo con parole mie per dovere di brevità (ma trovate più sotto il testo integrale delle lettere): qualsiasi cosa uno pensi sul carattere élitario e privilegiato di Harvard e di altre università del club esclusivo detto Ivy League, non è questa la vera ragione per cui Trump le attacca tagliando fondi e cancellando visti a studenti stranieri. L’élitismo è un pretesto, la vera posta in gioco è la libertà di parola, l’orientamento politico-culturale dominante in quegli atenei. Sono d’accordo, non ho nulla da obiettare. L’assalto di Trump preoccupa anche me. È una delle tante azioni di questo presidente che condanno (d’altronde non lo votai).