Una grande insalata di metalli Come fa notare il professor Bindi: "Ogni goccia di vetro è come un laboratorio in miniatura, che conserva tracce di reazioni chimiche che avvengono in un battito di ciglia". Ogni sferula si può considerare quindi un micro-laboratorio involontario non replicabile. A oggi nessuno potrebbe ricostruire le condizioni che ne hanno permesso la nascita. In estrema sintesi potremmo dire che per riuscirci bisognerebbe riprodurre un riscaldamento estremo cui far seguire un raffreddamento altrettanto fulmineo. È stato proprio questo processo quasi istantaneo il responsabile dell'insalata russa di metalli formata da sei ingredienti: ferro (circa 62,7%), cromo (14,7%), nichel (8,9%), molibdeno (3,7%), manganese (2,1%) e alluminio. Una ricetta non riproducibile anche per come questi ingredienti si sono trovati a essere "amalgamati". È infatti come se l'esplosione e il conseguente congelamento avessero colto di sorpresa gli atomi, impedendogli di mettersi d'accordo e organizzarsi in strutture più semplici e ordinate. Quello cui abbiamo assistito è quindi un incastro geometrico regolare, simile a una foto di gruppo scattata a sorpresa a dei soggetti che non sono riusciti a mettersi in posa.