“Buongiorno, eccomi qua!”, dice Francesco Guccini, nato a Modena il 14 giugno 1940, da Pàvana, ottant’anni passati meravigliosamente tra dischi, concerti e libri. Siamo collegati in video grazie “ai moderni ritrovati della tecnologia”, come direbbe lui, e alla gentile Raffaella Zuccari,che di Guccini è la moglie. A lei è dedicata Vorrei, una delle rare canzoni in cui l’amore non è struggimento, nostalgia, rabbia, incanto, sofferenza ma una quasi stupefatta serenità, voglia di viaggio: Istanbul, Barcellona, la Cuba del Che e anche quella sensazione di completamento quasi impossibile: “Perché non sono quando non ci sei/ e resto coi pensieri miei ed io”. Un modo di dichiarare l’amore senza abusare della parola come fanno i cantanti pop. O almeno quelli di un tempo. La voce è allegra, oltre le sue spalle s’intravedono molti libri e molti quadri. Uno è una riproduzione de Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

Buongiorno, come va?

«Da povero vecchio». Ride.

Domani è il suo ottantesimo compleanno e per me invece sono 41 anni dalla prima volta che l'ho sentita cantare: fu il mio primo concerto. Era dedicato a Demetrio Stratos e si tenne all'Arena di Milano nel 1979. Cantò “Canzone per un’amica” emozionando tutti. Gli Area aprirono e lei si esibì subito dopo, che era ancora giorno. Ritornarono sul palco alla fine, suonando L'Internazionale, in quel loro modo incredibile: tutti s'alzarono in piedi col pugno chiuso.