TREVISO - «Quando in un’azienda, pubblica o privata, si verificano episodi che possano mettere a rischio, se non addirittura negare, la mission è un fatto assolutamente grave. Quando questo dovesse accadere in un’azienda sanitaria lo è ancora di più perché in questo caso non stiamo parlando di livelli di produzione o di concorrenza, ma del benessere e della vita dei nostri cittadini». Alla fine del 2024 l'Usl della Marca affidò agli investigatori privati della società Global Investigazioni Srl di Padova il compito vigilare che i propri dipendenti rispettassero gli obblighi contrattuali: orari, turni, attività e così via. E oggi Francesco Benazzi, ex direttore generale dell'azienda sanitaria, rivendica quella scelta a spada tratta.

I sospetti L'incarico, dal valore di 130mila euro, durò un anno. E partì da una serie di sospetti. I nodi, dopotutto, storicamente non sono mai mancati: basti pensare al caso Bolzan o alle indagini sulla gestione dei medicinali da parte della farmacia ospedaliera, che aveva spinto l'Usl a rivedere tutto il sistema dando vita al polo centralizzato a Vittorio Veneto. «A fronte di fondati sospetti e di mirate segnalazioni su alcuni specifici dipendenti, abbiamo scelto di dar vita ad un’inchiesta interna anche a tutela della stragrande maggioranza dei professionisti che quotidianamente lavorano con competenza e determinazione. Se c’è chi, infatti, lavora contro l’interesse dei trevigiani, tanto più in un settore delicato come quello sociosanitario, non può restare al suo posto - chiarisce Benazzi - personalmente ho sempre interpretato il ruolo di direttore generale di Usl pensando che la garanzia per i cittadini, il lavoro di squadra, la vicinanza al paziente e la fiducia venissero prima della burocrazia. Perché è vero che siamo nominati dalla Regione, ma io ho sempre considerato i residenti del territorio i miei veri datori di lavoro. A Treviso, poi, che è casa mia questo sentimento è sempre stato anche più forte e i risultati che abbiamo raggiunto, basti pensare alla cittadella della salute, sono lì a dimostrarlo». La sicurezza degli utenti «Personalmente credo molto nel merito in tutte le cose della vita: chi merita deve poter crescere senza bisogno di amicizie e conoscenze ma solo forte delle proprie competenze e del proprio lavoro. Chi, viceversa sbaglia, deve assumersi le responsabilità delle proprie scelte e del proprio comportamento - conclude l'ex direttore generale - mi rendo conto che questo pensiero possa apparire persino banale, peccato, e lo vediamo in tantissimi aspetti delle nostre vite, non accada sempre così. Abbiamo tutelato i nostri cittadini intervenendo prima che le cose degenerassero, garantendo, così, la massima sicurezza ai nostri utenti. Chi vuole leggerci qualcosa di strano, evidentemente pensa che “vada bene tutto lo stesso”: ecco io ad adeguarmi all’andazzo, alla banalità di chi pensa che si debba mettere tutta la polvere sotto il tappeto girandosi sistematicamente dall’altra parte, non ci sto».