Pasquale Ferraro
Powered by
Papa Leone XIV, parlando ai giovani di Assisi, aveva voluto ribadire come il cristianesimo sia l’opposto del fondamentalismo, facendo notare la differenza che sussiste tra la “radicalità evangelica” e il fondamentalismo: l’una è impostata sulla sensibilità e sulla comprensione; l’altra sull’odio e sulla sopraffazione. Eppure, ogni giorno assistiamo al dilagare del fondamentalismo islamico e di nuove minacce che strisciano nelle nostre società e si alimentano in mezzo a noi.
Non si tratta di un fondamentalismo qualsiasi, ma di quello di matrice islamica: il fondamentalismo islamico che una certa posizione ideologica non vuole riconoscere come il più pericoloso flagello per l’Occidente. Del resto, le compromissioni le osserviamo ogni giorno e, in alcuni casi, non sono più celate con l’accuratezza del passato. La radicalizzazione è il vero dramma quotidiano e agisce — oltre che attraverso le predicazioni dei vari Imam sparsi per la penisola — sui gruppi Telegram, in rete e sui canali di Daesh, dove si è ormai costruita una rete di aspiranti terroristi in smart working.
Sono lupi solitari, adolescenti ricolmi di odio e radicalizzati da abili indottrinatori e reclutatori utilizzati dallo “Stato Islamico” per incrementare le proprie fila. Figuri pronti a colpire “in nome di Allah” travolgendo la folla con una semplicissima auto, accoltellando i passanti o facendosi saltare in aria con un ordigno fai-da-te costruito seguendo le istruzioni dei “tutorial” online. Salvo poi essere etichettati come “folli” pur di non definire gli attentatori “fondamentalisti islamici”, come avvenuto a Modena; ma questo rientra nei cortocircuiti tutti nostrani e, soprattutto, di una sinistra che non vuole ammettere la realtà e accettarla per quello che è.











