Dopo mesi di custodia cautelativa, in attesa del processo, Marius Borg Høiby viene condannato per stupro e violenza domestica, ma passano solo pochi giorni perché il tribunale distrettuale di Oslo conceda al figlio della principessa una modifica delle modalità di esecuzione della pena per concedergli gli arresti domiciliari, come richiesto dal suo avvocato. Un trattamento che il quotidiano norvegese Se og Hør considera privilegiato e su cui ha iniziato a indagare, per capire quale e quanta libertà abbia, il ragazzo, di girare per la residenza: “Sconterà la sua pena a bordo piscina a Skaugum”, accusa il quotidiano, “la residenza dei principi ereditari Haakon e Mette Marit”.

Il processo, la condanna, la pena

Marius Borg Høiby è stato condannato a quattro anni di carcere dal tribunale di Oslo il 15 giugno 2026, riconosciuto colpevole di due capi d'accusa per stupro, violenza domestica contro un'ex compagna, possesso di droga e altri reati minori. Il soggiorno dietro le sbarre è iniziato il 1 febbraio, con la custodia cautelare, ma dopo la condanna, lo scorso 13 luglio, ha ottenuto i domiciliari con braccialetto elettronico in attesa dell'appello.

Il figlio della principessa Mette-Marit (nato da una relazione precedente il matrimonio con il principe Haakon di Norvegia) è stato quindi condotto nella tenuta reale di Skaugum, dove trascorrerà un periodo di quattro settimane alloggiando in un appartamento vicino alla residenza del principe Haakon e della principessa Mette-Marit, che potrà lasciare solo per sottoporsi a trattamenti medici o per far visita alla famiglia. La ragione principale della concessione sarebbe proprio il desiderio – espresso da Borg Høiby – di "voler stare vicino alla madre dopo il suo trapianto di polmoni". Inoltre, il ragazzo ha dichiarato al giudice chiamato a valutare la sua richiesta di domiciliari di soffrire molto per l'isolamento cui era sottoposto in carcere, per la mancanza di "contatti umani", perché separato dagli altri detenuti “trascorreva gran parte delle giornate davanti alla televisione”. "La vita di Marius è in una situazione di emergenza. Riceve ancora cure mediche ed è seguito dal servizio sanitario del carcere", ha dichiarato alla stampa uno dei suoi avvocati, René Ibsen. Parole che suonano decisamente esagerate e anche offensive, rispetto a chi è chiamato a scontare una pena detentiva in ben altre condizioni.