di
Rebecca Luisetto
Le scuse alla famiglia e a tutta la città dell'aspirante cronista vicentino. L’appello a don Patriciello per collaborare: «Vorrei trasformare questo errore in un’occasione per fare qualcosa di utile»
Si è seduto davanti al magistrato, ha cominciato a piangere e poi ha vuotato il sacco. Per quasi tre ore Adriano Cappellari, il ventunenne aspirante cronista di Enego (Vicenza) accusato di essere il regista del suo stesso attentato, ha risposto alle domande della sostituto procuratore di Vicenza Alessia Grenna. Al termine dell’interrogatorio era «troppo scosso per rilasciare una dichiarazione ai giornalisti» le parole del difensore Roberto Rigoni Stern e ha preferito scrivere una lettera inviata alle testate. È il suo mea culpa: chiede perdono a chi gli aveva creduto e racconta che cosa, a suo dire, lo ha spinto a costruire questa storia. «Sono qui perché sento il dovere di chiedere scusa. Le mie prime parole sono rivolte a tutte le persone che mi hanno dimostrato affetto, vicinanza e solidarietà. Molti mi hanno creduto, mi hanno difeso e hanno sofferto insieme a me. A tutti loro chiedo sinceramente perdono, perché ho tradito la loro fiducia».
Le scuse alla famigliaLe scuse sono rivolte anche alla famiglia, agli amici, alla comunità di Enego, alle istituzioni e alle forze dell’ordine coinvolte nell’inchiesta. Tra il novembre 2025 e il febbraio scorso il giovane aveva denunciato di aver ricevuto tre lettere anonime contenenti minacce non solo nei suoi confronti ma anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il parroco anticamorra don Maurizio Patriciello. Il 30 maggio era poi balzato al centro delle cronache per un pacco bomba esploso davanti a casa sua e accompagnato dalla quarta lettera minatoria. Una vicenda che gli era valsa sia la vicinanza delle più alte cariche dello Stato, premier compresa, sia una scorta.











