In Francia il 27% dell’elettorato appartenente alla comunità Lgbtq+ ha dichiarato che alle prossime elezioni presidenziali voterà per il partito di Marine Le Pen, il Rassemblement National. Ne ha scritto ieri la collega Alessandra Ricciardi su Italia oggi.
«Secondo gli ultimi dati demoscopici dell’istituto Ifop, circa il 27% degli elettori Lgbtq+ francesi voterebbe per il Rassemblement National alle prossime elezioni: dieci punti percentuali in più rispetto al risultato del 2022. Al secondo posto nelle preferenze si colloca l’area centrista di Emmanuel Macron. La restante parte dell’elettorato si divide tra i partiti di sinistra, a partire da La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, gli ambientalisti e l’astensione».
La sinistra non è più l’unico riferimento per gli Lgbtq+
Insomma, la sinistra francese ha perso il primato assoluto come riferimento dell’elettorato omosessuale e transgender. Questo non è un fatto qualsiasi, ma di grande rilevanza storico-politica. Perché? La sinistra, storicamente e ideologicamente, da sempre si è caratterizzata per la centralità delle battaglie a favore di un’espansione dei diritti sociali.
Questo era legato alla scelta di classe, la classe operaia, ma, successivamente questa filosofia non è cambiata neanche con il progressivo scomparire della centralità della classe operaia nel mondo del lavoro: ha abbracciato i temi del lavoro stesso, del welfare e in generale, appunto, dei diritti legati all’uguaglianza. Lo scrisse anche Norberto Bobbio in un libro sulla destra e sulla sinistra nel quale distingueva i due schieramenti politici e attribuiva alla destra il perseguimento del valore della libertà e alla sinistra quello dell’eguaglianza.









