HomeBolognaCronacaI carabinieri rischiano lo sfratto. E il Comune compra la casermaInvestimento da 230mila euro per la struttura di Vado. Il sindaco: "Presidio decisivo per il territorio"Investimento da 230mila euro per la struttura di Vado. Il sindaco: "Presidio decisivo per il territorio"Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciIl Comune di Monzuno scongiura lo sfratto dei carabinieri dalla caserma di Vado e l’Arma può rimanere a presidiare il territorio, come fa da ormai quasi mezzo secolo. Il lieto fine è stato annunciato dal sindaco Bruno Pasquini, attore protagonista nella ricerca dei fondi che hanno permesso al Municipio di acquistare un immobile "di grande importanza come presidio di sicurezza della zona", e ai carabinieri di non dover fare le valigie e chiudere la caserma, una delle due del paese.
L’annuncio ha preceduto la firma, la cui data è già stata fissata: all’inizio di settembre sarà siglato il rogito che sigillerà il passaggio dello stabile di via Musolesi dal privato a cui appartiene al Comune, risolvendo una situazione lunga un lustro. L’immobile infatti era gravato da una procedura che avrebbe costretto l’Arma a cercare casa altrove, con disagi per la popolazione che da decenni ha la caserma come punto di riferimento e per gli stessi carabinieri, obbligati a fare la spola tra la nuova ubicazione e Vado. Una zona, tra, l’altro che l’amministrazione comunale ritiene nevralgica, perché conta oltre 3.500 abitanti e mette in comunicazione la valle del Setta con i Comuni confinanti. Per questo Monzuno ha combattuto per scongiurare le soluzioni ipotizzate, da Grizzana Morandi a Sasso Marconi a San Benedetto Val di Sambro e grazie al lavoro degli uffici tecnico–finanziari l’ente è riuscito ad accantonare le risorse necessarie per coprire i 230mila euro per l’acquisto più le spese notarili. "Negli ultimi 5 anni – spiega il primo cittadino – ci siamo adoperati in ogni modo per risolvere la situazione, in sintonia col maresciallo della stazione e col comandante della compagnia di Vergato". Nessuna morosità né problema tra carabinieri e proprietari, alla base della vicenda: lo sfratto scongiurato dal Comune era motivato dall’impossibilità, per l’ereditiera dell’immobile, di sostenere le spese per la ristrutturazione. Spese necessarie, aggiunge il primo cittadino, "perché l’edificio è datato. Ci accolleremo la messa a norma dell’impianto elettrico e le procedure antisismiche, e porteremo in breve tempo lo stabile a consumo zero come gli altri immobili comunali".






