HomeFerraraCronaca’Depistavano’ il satellite. Così le barche pescavano nelle aree di mare vietatePorto Garibaldi, con un dispositivo mandavano falsi segnali sulle coordinate. Blitz della Guardia Costiera sul molo, perquisizioni e natanti sequestrati.Il blitz della Guardia Costiera di RavennaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciE’ una scatolina, non più grande di un pacchetto di sigarette. Potrebbe stare nel palmo di una mano. C’è un display, scorrono alcuni numeri luminosi. Sembra così innocente. In realtà grazie a quel dispositivo quattro pescatori, al comando di pescherecci con reti a strascico, sono riusciti a ’depistare’ il satellite, a renderlo cieco. Gli impulsi indicavano la presenza delle barche in aree di pesca consentita, in realtà erano da tutt’altra parte. In zone di mare vietate. Un sistema rodato. Sono riusciti a pescare oltre 850 tonnellate per un valore di 2 milioni di euro.
Un’operazione complessa, articolata quella messa a segno della guardia costiera che ha stroncato un collaudato sistema per la pesca illegale. L’altro giorno il blitz, pettorine e divise, sulla banchina di Porto Garibaldi. Sono entrati a bordo, hanno trovato quelle scatolette, il cavo di collegamento. Il bilancio, sequestrate quattro barche. Operavano in aree vietate. Spoofing si chiama. Tradotto, falsificavano i dati di navigazione, facendo apparire la barca in un luogo diverso da quello reale. Alta tecnologia, ultima frontiera della pesca di frodo. Viene spesso usato per pescare illegalmente in zone protette o spegnere i radar di controllo. Quella scatoletta, un trasmettitore che invia falsi segnali radio che sovrastano quelli reali dei satelliti. Un sistema ingegnoso che non è riuscito alla fine a portare fuori rotta i militari della Guardia Costiera che hanno eseguito i decreti di sequestro, perquisito le bache. L’indagine, sviluppata nel corso di sei mesi dalla Guardia Costiera di Ravenna, avrebbe permesso di documentare un consolidato modus operandi posto in essere dagli armatori dei pescherecci, con reti da traina in coppia. Si chiamano ’volanti’. La morsa si è chiusa grazie all’utilizzo di avanzate tecniche informatiche di polizia giudiziaria, servizi di osservazione e controllo in mare e pedinamenti a terra. E’ stato ricostruito l’effettivo comportamento delle unità nel corso delle battute di pesca. Determinante è risultato l’impiego di sistemi di tracciamento Gps e di strumenti tecnologici utilizzati dagli investigatori per monitorare gli spostamenti dei natanti. A quel punto sono stati confrontati i dati con quelli trasmessi dai dispositivi installati a bordo. Il sofisticato sistema di spoofing – questo è emerso dalle indagini – alterava le informazioni trasmesse dai dispositivi satellitari, gli apparati elettronici configurati per inviare dati con coordinate geografiche fittizie. Così mentre operavano in aree vietate alla pesca, i sistemi di tracciamento delle rotte davano una rappresentazione diversa della loro posizione. E, come per magia, i motopescherecci apparivano in zone autorizzate.






