Perfino il più purista tra gli investitori passivi, seguace di Burton Malkiel e della sua teoria del portafoglio indicizzato, si trova oggi di fronte a un inatteso paradosso: la concentrazione estrema dei suoi investimenti.
Basti pensare che l’Msci All-Country World, convenzionalmente adottato come il più esteso e diversificato tra i benchmark globali (contiene oltre 3.700 titoli dei mercati sviluppati ed emergenti) è esposto per oltre la metà ai soli Stati Uniti, per circa un terzo alla tecnologia e per quasi un quinto ai primi dieci titoli.
Che sono le (per alcuni commentatori ex) Magnifiche 7 - Alphabet-Google compare due volte con le azioni di classe A e C - più due giganti globali dei chip: Tsmc e Broadcom.
I tre pericoli principali Questa iper-concentrazione espone i portafogli passivi cosiddetti market-cap-weighted (ponderati cioè in base alla classica capitalizzazione di mercato) a tre rischi principali.
In primo luogo, la diversificazione: formalmente rispettata alla perfezione - il portafoglio non fa altro che fotografare il mercato così come è -, nei fatti rischia di venire meno nel momento in cui un qualche fattore (utili peggiori delle attese, o prese di beneficio diffuse) dovesse far cadere in simultanea i titoli tecnologici e dell’AI.






