L’estate 2026 sull’Etna si sta distinguendo per un’attività vulcanica eccezionale e prolungata, segnata da una rapida successione di manifestazioni esplosive ed effusive che mantengono l’intero territorio sotto stretta sorveglianza.
Già lo scorso 26 giugno 2026 il Dipartimento della Protezione Civile ha innalzato l’allerta da verde a gialla, attivando la fase operativa di preallerta a causa di un perdurante disequilibrio del sistema vulcanico. Da allora il cratere non ha più cessato di dare segnali, alternando colate a quote elevate, esplosioni di tipo stromboliano e copiose emissioni di cenere.
Il primo importante episodio eruttivo, tra fine giugno e inizio luglio, ha provocato anche la chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania per la presenza di nubi di cenere.
Dopo una breve pausa, tra il 30 luglio e il 2 agosto il vulcano ha ripreso vigore, con dinamiche analoghe: fontane di lava con colonne fino a 7 chilometri e correnti piroclastiche convogliate verso la Valle del Bove.
Nelle ore a cavallo tra il 6 e il 7 agosto lo schema si è ripetuto. L’attività stromboliana alla Voragine si è rapidamente intensificata, trasformandosi in una fontana di lava nella notte. Contestualmente, la mattina del 7 agosto si è aperta una nuova bocca eruttiva in Valle del Bove a quota 2.750 metri: i fronti lavici hanno oltrepassato Monte Simone, arrestando la loro avanzata intorno ai 2.000 metri.
















