Ridurre le emissioni senza rinunciare alla mobilità è una delle sfide centrali della transizione energetica. È su questo obiettivo che da anni si concentrano scienziati e ingegneri con l’obiettivo di ridurre al minimo l’anidride carbonica in atmosfera e contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. In un contesto in cui cresce la domanda di mobilità ed energia, diventa necessario ripensare i modelli di produzione e consumo. In questo scenario, l’idrogeno potrebbe rappresentare un’alternativa significativa.

Per questo motivo Expand Srl, società specializzata nello sviluppo di progetti complessi a larga scala, ha deciso di investire in questo settore per dare vita a un progetto che coinvolge l’intero paese con la nascita delle Hydrogen Valleys lungo tutta l’Italia. Una di queste è la H2 Olona Hydrogen valley a Cairate (Varese), che si inserisce all’interno della strategia di Regione Lombardia per decarbonizzare il territorio, promuovendo l’industria dell’idrogeno verde e offrendo un nuovo modo per muoversi in maniera sostenibile. «H2 Olona Hydrogen Valley rappresenta una parte di un progetto molto più ampio che interessa un’area di circa 550.000 metri quadrati e che vede un finanziamento coperto totalmente dai fondi del Pnrr. Il piano prenderà vita – il progetto è in fase di ultimazione – nell’area dei siti dismessi delle ex cartiere Vita-Mayer e Vima, con la parte nord che ospiterà nuovi insediamenti produttivi e con la sezione centrale che presenterà il campo destinato alla produzione di idrogeno verde – spiega Lisa Manieri, project manager & responsabile dello sviluppo aziendale di Expand Srl –. Nell’area sud verrà invece realizzato un centro per la produzione di energia rinnovabile e idrogeno. Il masterplan che stiamo portando avanti prevede un insieme di funzioni integrate tra loro in modo sinergico, con l’obiettivo di creare un polo dedicato alla transizione energetica». Fino a 500 tonnellate Nel sito, che permetterà di riattivare un’area dismessa dal 1977, verrà installato un impianto di elettrolisi da 2 MW alimentato esclusivamente da un parco fotovoltaico dedicato. La produzione di idrogeno verde, inizialmente fissata a circa 100 tonnellate all’anno, potrà poi crescere fino a 500 tonnellate grazie a un secondo impianto innovativo che sfrutterà l’idrolisi dei fanghi provenienti dal vicino depuratore delle acque gestito dalla società Alfa. «Il processo partirà dall’acqua, che potrà provenire sia dalla rete idrica sia dall’acqua contenuta nei fanghi opportunamente trattati. Attraverso un elettrolizzatore Pem, alimentato da energia elettrica, la molecola d’acqua verrà scissa nei suoi componenti fondamentali, producendo idrogeno e ossigeno. In una fase successiva valuteremo l’adozione di ulteriori tecnologie, come processi che sfrutteranno energia termica per la produzione di idrogeno rinnovabile - sottolinea Manieri -. L’idrogeno prodotto potrà essere impiegato nell’industria, nel settore medicale e nella mobilità. Inoltre, potrà essere utilizzato per la produzione di carburanti sintetici, attraverso processi di blending che permetteranno di ottenere combustibili alternativi ai derivati fossili, utilizzabili anche per le automobili, i mezzi pesanti e alcune specifiche applicazioni industriali».