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Una VPN può “sostituire” l’indirizzo IP pubblico visibile su Internet, ma non può impedire a Windows di comunicare ai server Microsoft un identificativo già inserito nelle richieste generate dal sistema operativo. È proprio questo il problema sollevato dal Global Device Identifier, o GDID, l’identificativo persistente emerso con particolare evidenza nel 2026 dopo la pubblicazione di alcuni atti giudiziari relativi al caso Peter Stokes.

Avevamo già ricostruito come Windows genera e utilizza il GDID: dietro la rappresentazione g:... comparsa nei registri forniti agli investigatori si trova un Device PUID (Portable Unique Identifier) assegnato dall’infrastruttura Microsoft, memorizzato localmente in più aree del sistema operativo e sufficientemente stabile da permettere di riconoscere la stessa installazione di Windows anche quando cambiano rete e indirizzo IP.

Windscribe, che non ha caso è un fornitore di servizi VPN, ha deciso di affrontare il problema con deGDID, progetto open source pubblicato su GitHub che si presenta sotto forma di script PowerShell (degdid.ps1) presentato come in grado di rimuovere le copie locali note dell’identificativo e, soprattutto, di impedire a Windows di ottenerne nuovamente uno. Gli sviluppatori descrivono l’approccio come una combinazione tra “continuity breaker” e “mint blocker“: interrompere l’uso dell’identità già presente e bloccare il percorso attraverso il quale Microsoft può assegnarne una nuova.