di
Salvatore Riggio
La ricostruzione del massaggiatore Nicolas Taffarel: «Non voleva mangiare e lavarsi, ma non ci sono state azioni concrete»
I contorni dell’addio a Diego Armando Maradona continuano a farsi sempre più cupi nell’aula giudiziaria di San Isidro, dove il dibattimento a carico di sette figure della sua équipe medica sta portando alla luce spaccati di profonda solitudine e presunta malasanità. Nel cuore dell’hinterland di Buenos Aires, la magistratura cerca di fare chiarezza sulle ipotizzate condotte omissive che avrebbero accelerato la fine del leggendario numero dieci. Tra i passaggi più forti scritti nelle udienze spicca la ricostruzione offerta dal massaggiatore Nicolas Taffarel, testimone del crollo emotivo e organico del fuoriclasse. Davanti ai giudici ha descritto una quotidianità fatta di completo abbandono: «Non si alzava dal letto, non voleva mangiare e non voleva lavarsi».
Un ritratto desolante di fronte al quale lo stesso Taffarel aveva provato a reagire, sollecitando più volte l’intervento dei dottori per un monitoraggio da effettuare «ogni giorno», come provato da una nota vocale agli atti. La sensazione di impotenza vissuta dal testimone si è trasformata in accusa quando ha ricordato di aver segnalato l’aggravarsi dei sintomi senza riscontrare risposte operative: «Ho fatto presente i problemi che riscontravo in lui, ma non ho visto né azioni concrete né una rapida risoluzione». Il suo racconto, interrotto dalla commozione, ha rievocato anche i vistosi segni fisici evidenti sul corpo del Diez: «Era gonfio, aveva le gambe gonfie...».











