La domanda, adesso, non riguarda più soltanto il futuro di undici operai idraulici. A Catanzaro la vertenza occupazionale legata al passaggio del servizio idrico rischia di trasformarsi in un vero caso politico, con al centro il sindaco Nicola Fiorita, il ruolo istituzionale che ricopre anche alla guida di Arrical e un incontro saltato dopo che i lavoratori avevano scelto come proprio difensore l’avvocato Francesco Pitaro, politicamente contrapposto al primo cittadino e possibile candidato a sindaco nell’area progressista alle Comunali del prossimo anno a Catanzaro. Potenzialmente un avversario di Fiorita sempre che Fiorita, ormai ai minimi storici quanto a consenso, riesca a strappare una ricandidatura. Ad alzare ulteriormente il livello dello scontro è Antonello Talerico, che interviene nel suo doppio ruolo di consigliere comunale di Catanzaro e consigliere nazionale forense. E lo fa con parole pesantissime, sostenendo che dietro la mancata prosecuzione del tavolo possa esserci stata una valutazione politica.
Ventisette anni di lavoro e un futuro diventato improvvisamente incerto
Al centro della vicenda ci sono undici lavoratori che da quasi trent’anni operano sulla rete idrica di Catanzaro e che temono di non essere assorbiti nel nuovo assetto del servizio. Il 5 agosto, ricostruisce Talerico, viene notificato un atto a Comune di Catanzaro, Regione Calabria, Sorical, Arrical e Prefettura, con i lavoratori assistiti dall’avvocato Pitaro. Il giorno successivo era previsto il confronto con Fiorita. Ma quel tavolo salta. Proprio sulle ragioni della rottura si concentra l’offensiva politica. “A Catanzaro un tavolo salta per il nome del difensore. Il conto lo pagano undici famiglie”, afferma Talerico. Secondo la sua ricostruzione, Pitaro sarebbe stato considerato “non gradito al sindaco della città” non soltanto per il ruolo di legale, ma perché “concorrente politico di Fiorita”. Da qui l’interpretazione, apertamente politica, fornita dal consigliere: “Fiorita avrà calcolato che chiudere quella vertenza a quel tavolo, con quell’interlocutore seduto di fronte, avrebbe significato consegnargli un risultato davanti alla città. E ha preferito non chiuderla”. È un’accusa politica di Talerico, sulla quale resta naturalmente da registrare l’eventuale versione del sindaco.









