Accessi bloccati e minacce di sfratto. A tanto sono arrivati i proprietari degli immobili di Sydney, Monaco e Connecticut in cui hanno sede uffici del gruppo fintech Ion del miliardario italiano Andrea Pignataro, tra gli uomini più ricchi d’Italia. Secondo quanto ricostruisce il Financial Times, non erano stati pagati gli affitti. Nel frattempo gli importi dovuti sono stati saldati e l’emergenza è rientrata.
Secondo quanto riferito da persone informate sui fatti al Financial Times, i dipendenti Ion della sede di Sidney avevano trovato ad aspettarli nel loro ufficio in uno dei grattacieli della capitale australiana un avviso di sfratto legato a ritardi nei pagamenti per circa 90.000 dollari. Al personale di Monaco sarebbe stato negato l’accesso agli uffici il mese scorso. In questo caso il pagamento dovuto sarebbe stato da 40.000 dollari. Negli Usa, nella sede del Connecticut, a maggio il proprietario dell’immobile usato da Ion avrebbe intentato un’azione legale, sostenendo che una delle controllate di Ion non aveva saldato l’affitto a marzo e non aveva liberato i locali come le era stato richiesto. Le azioni legali nel Connecticut sono state ritirate il mese scorso, precisa il Ft, che ricorda il debito da 10 miliardi di dollari del gruppo e gli interrogativi del mercato sull’impatto dei nuovi strumenti di AI sul suo core business legato ai software. In un intervento di suo pugno pubblicato sul blog aziendale lo scorso inverno, Pignataro aveva scritto che “Le aziende adottano strumenti di intelligenza artificiale per rimanere competitive. Così facendo, alimentano lo stesso sistema che sta imparando a renderle superflue. La decisione di ogni azienda è razionale se presa isolatamente. Il risultato collettivo è catastrofico”.






